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Marcucci: su Consip qualcuno ha lavorato per screditare Renzi
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Andrea Marcucci, senatore del Pd, è tra i firmatari di un’interrogazione parlamentare promossa da Luigi Zanda per chiedere chiarimenti sul caso Consip. Obiettivo: far luce su una vicenda in cui sembra «che ufficiali di polizia giudiziaria cui la magistratura ha affidato grandi responsabilità, si sarebbero mossi in direzioni tuttora da accertare, ma certamente non compatibili col nostro ordinamento democratico e col buon funzionamento di uno stato di diritto», si legge nel testo depositato.

Senatore, perché presentare un’interrogazione parlamentare sul caso Consip?

Siamo di fronte ad un caso particolarmente grave. Lo riassumo: c’è un’indagine in corso che ipotizza un falso prodotto da un pubblico ufficiale nella gestione delle indagini. Il falso non riguarda solo Tiziano Renzi, ma anche un signore che all’epoca delle indagini era il nostro presidente del Consiglio. Inoltre un pm è indagato nell’ambito di un’inchiesta sulla fuga di notizie. Mi sembra che ci sia materiale in sufficienza per mettere in allarme le istituzioni.

Crede davvero che questa vicenda abbia influito sul risultato elettorale del Pd alle Amministrative?

Certo non ha giovato, proprio durante la campagna elettorale il Pd è stato al centro delle accuse degli altri partiti e dell’effetto scandalistico prodotto da alcune testate. Il M5S ha cavalcato la vicenda per gettare altro fango contro il Pd, contro alcuni ministri, contro il segretario Renzi. Ricordo un post particolarmente violento di Beppe Grillo sul rapporto personale di Renzi con il suo babbo. Il fango ha prodotto intanto una prima reazione con il voto amministrativo. Abbiamo votato le mozioni sul caso Consip in Senato pochi giorni prima dei ballottaggi.

Vi rivolgete ai ministeri dell’Interno, della Giustizia e della Difesa. Cosa dovrebbero fare?

Una cosa soprattutto: risolvere ogni dubbio sulla correttezza di alcuni organi dello Stato. È il dispositivo contenuto nella parte finale della nostra interrogazione.

Nell’interrogazione chiedete se non sia il caso di «porre in essere iniziative atte a salvaguardare la correttezza delle indagini in corso e ad assicurare che sia fugato ogni dubbio sulla linearità dei comportamenti di delicatissimi apparati dello Stato». Significa che le indagini andrebbero sottratte a chi le ha condotte fino ad ora?

Sulla gestione della vicenda da parte della Procura di Napoli, abbiamo già espresso le nostre valutazioni molto critiche. Mi pare che gli interventi successivi posti in essere da Roma abbiano già prodotto dei risultati, che sono ora sottoposti al giudizio dell’opinione pubblica e che hanno rafforzato le nostre preoccupazioni. Chi ha lavorato per screditare il presidente del Consiglio? Quali erano gli obiettivi? La giustizia farà il suo corso, come è giusto che sia. Sono le istituzioni che devono cominciare a farsi delle domande.

Dunque, chiedete fare chiarezza solo sull’operato del Noe o anche sulla Procura di Napoli?

Mi pare che i due organi abbiano lavorato in modo molto connesso.

Il Movimento 5 Stelle vi accusa di aver presentato un atto «indegno che va contro le istituzioni». Dicono che il «Pd su questa vicenda conferma il suo atteggiamento vergognoso: usare il Parlamento per entrare a gamba tesa sul potere giudiziario»…

Il M5S è solito usare due misure. Estremamente garantista verso i suoi amministratori, estremamente forcaiolo verso tutti gli altri. Sono già numerosi i casi di cui si debbono pentire, a partire dalla campagna diffamatoria attuata contro il presidente del Pd campano, Stefano Graziano, poi totalmente assolto. Il punto è che non facciamo questa campagna, tanto o solo per difendere Renzi, ma per salvaguardare le istituzioni della nostra Repubblica. Ciò che abbiamo visto nella gestione del Caso Consip è davvero allarmante ed intollerabile. In ultima analisi sono stati messi in atto comportamenti che sono fuori dalla democrazia e dallo stato di diritto. Il M5S alla fine sarà costretto a rivedere la propria posizione.

Se, come lascia intendere, c’è stato un disegno per colpire il presidente del Consiglio da chi sarebbe stato architettato?

È la domanda che ci facciamo e che sottoponiamo al governo e alle altre istituzioni. Siamo davanti ad informative alterate, ufficiali che testimoniano il falso ai pm, discussioni su microspie da collocare negli uffici del Comandante dell’Arma dei carabinieri, lo ripeto siamo in presenza di un caso eclatante, che le istituzioni devono chiarire. Con la nostra interrogazione, poniamo la questione in modo formale.

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