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Madia: La decrescita infelice 5S così Roma perde la sua identità
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«Ha perfettamente ragione Matteo Renzi quando dice che la situazione a Roma è imbarazzante e che, dopo le primarie, occorre elaborare un progetto per Roma degno della sua storia e della sua importanza». Marianna Madia, ministro della pubblica amministrazione, rilancia l’attacco dell’ex premier all’immobilismo di Virginia Raggi. Mandando però un avvertimento chiaro anche al Pd della sua città perché smetta con la guerra fra «piccole filiere di potere», da lei denunciate in tempi non sospetti, e approfitti dell’imminente congresso per rifondarsi.

 

Perché secondo lei Roma è imbarazzante?

«Abbiamo una sindaca che all’inizio del suo mandato ci ha detto che occorreva limitare le ambizioni perché bisognava pensare all’ordinario. Risultato? Oggi Roma ha smesso di sognare ma è ridotta sempre peggio».

 

In che senso Roma ha smesso di sognare?

«Pensiamo alle Olimpiadi, una grande occasione per riqualificare la città: sono state bocciate e adesso gli investitori stanno scappando, anche perché non esiste alcun progetto di sviluppo alternativo. Se guardiamo a ciò che sta facendo Sala a Milano, il paragone è impietoso. La verità è che Roma sta perdendo la sua identità».

 

Il M5S però giustifica il no a grandi opere e grandi eventi con l’enorme debito accumulato in passato.

«Ma qui parliamo del fatto che non sanno neppure gestire l’ordinario. Si dice no a progetti strategici e poi però si scopre che in un municipio, il XIV, hanno fatto un taglio lineare del 30% sul sostegno ai bambini disabili nelle scuole. A Casal Bruciato le famiglie hanno dovuto fare ricorso contro il bando sui nidi convenzionati, costringendo la giunta locale a fare retromarcia e ad ammettere di aver sbagliato. A Garbatella è addirittura caduta la giunta a causa di una faida interna».

 

Con tutto il rispetto, sembra però il meno rispetto a ciò di cui i romani si lamentano ogni giorno: città sporca e bus che non vanno.

«Ma io evito volutamente di parlare delle grandi emergenze, dai trasporti ai rifiuti, per la cui soluzione c’è bisogno di tempo, anche se fatico a intravedere una visione. Il problema è che il M5S sta distruggendo pure quel che di buono questa città ha saputo costruire negli anni».

 

Renzi ha detto anche che ora tocca al Pd farsi sentire per costruire un progetto serio per Roma.

«Intanto al Pd tocca farsi sentire con una grande partecipazione alle primarie di domenica. E poi, con Renzi segretario, faremo il congresso romano, che deve essere però davvero fondativo. Perché, per varie ragioni, il Pd a Roma non è ancora nato».

 

E come si fa rifonderlo?

«L’ho già detto e lo ripeto: bisogna fermare la guerra fra piccole filiere di potere. Se volevamo restare dentro la logica del “chi sostiene chi” per poi regolare i conti dopo, avremmo potuto fare il congresso nazionale insieme a quello romano. Se abbiamo deciso di slegare i due appuntamenti è perché a Roma serve una discussione seria, che metta al centro la città e la sua identità, e su questo mi impegnerò in prima persona».

 

Ci provate da anni, ma mi pare che le ostilità interne siano ancora vive, pronte a riesplodere al congresso ormai alle porte.

«Qui si tratta di mettere insieme buona amministrazione ed energie positive per questa città. Alla quale serve, visti i fallimenti del M5S, un Pd forte e unito».

 

Una parola, e come si fa?

«Facendo un congresso aperto. Inclusivo. Attrattivo. Ambizioso. Tutto quello che non ha saputo fare Raggi a Roma, noi lo dobbiamo fare col partito. Sostenendo, anche, il gruppo in Campidoglio, che è in prima linea tutti i giorni per combattere il declino di Roma e una classe dirigente grillina che teorizza la decrescita infelice».

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