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Letta: L’Ucraina nella UE? Per le scelte e la storia di domani serve una Confederazione europea
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Sintesi dell’intervento di Enrico Letta sul Corriere della Sera

“L’Ucraina si è candidata a entrare nell’Ue. Da Bruxelles e dalle altre capitali europee questa aspirazione è stata incoraggiata senza indugi. Il presidente del Consiglio, Mario Draghi, domenica su questo giornale, ha richiamato il valore dell’autodeterminazione del popolo ucraino. (…) Sono d’accordo con le sue parole. L’obiettivo primario è la pace, con veri negoziati che facciano cessare le ostilità.

E’ giusto aprire le porte all’Ucraina e ad altri Paesi dell’Est che hanno la stessa aspirazione di libertà e democrazia. E’ sbagliato sminuire la complessità di questo processo. L’ingresso è tutt’altro che semplice. (…)

Creiamo subito una Confederazione europea, composta dai 27 Stati membri, dall’Ucraina e da Georgia e Moldavia, e poi da Nord Macedonia, Serbia, Montenegro, Albania, Bosnia e Kosovo. L’Ucraina e gli altri Paesi in attesa potrebbero partecipare alla vita pubblica europea e avere soggettività in uno spazio politico e strategico comune. In parallelo proseguirebbe il percorso ordinato di adesione alla Ue. La declinazione più concreta di questo modello sarebbero le riunioni dei Consigli europei che dovrebbero essere immediatamente seguite, con grande forza simbolica, nello stesso luogo, dal summit dei leader della Confederazione. In passato si scelse altrimenti e tutto si complicò. (…) Non andò come ci si aspettava ed emerse la complessità di una operazione che in un colpo solo avrebbe raddoppiato il numero dei Paesi membri e trasformato il modo di essere dell’Unione. (…) E fu solo grazie alla determinazione della Commissione Prodi che il processo giunse a compimento. La scelta era opportuna: le vicende di queste settimane e ancora prima la storia di nazioni da sempre esposte a tentativi di egemonia e dominazione conferma quanto sia stato importante comunque riuscire nell’allargamento. (…)

La Confederazione europea sarebbe il luogo del dialogo politico tra i 36 membri. Si concorderebbero scelte comuni. Si affinerebbe la capacità di definire insieme strategie globali, a partire dalla difesa della pace, dalla sicurezza, dalla promozione di un modello di sviluppo giusto e sostenibile e dalla lotta al cambiamento climatico. E si caricherebbe di forza, anche simbolica, l’unità del continente. (…)

Il 24 febbraio il giorno in cui Putin con l’invasione ha tentato di riportarci tutti nel peggiore Novecento è una cesura che segna un passaggio d’epoca. L’Europa di domani sarà diversa, comunque diversa. Per questo è vitale guidare il cambiamento e non farsi guidare dagli eventi, a partire dalla determinazione a fare dell’Unione Europea sempre di più un continente di pace che lotta per la pace. L’Europa è la nostra casa. È talmente preziosa che riformarla, rendendola più solida, è un dovere storico, forse il più impegnativo mai affrontato dalle nostre generazioni”.

Intervento integrale sul Corriere della Sera

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