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Legge elettorale, Rosato: storica l’intesa a quattro. Sarà in vigore la prima settimana di luglio
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«L’idea di un’Assemblea costituente che accompagni e rilanci il lavoro del Parlamento per fare alcune grandi riforme costituzionali è un’idea per la prossima legislatura, non certo per questa. Il risultato del referendum del 4 dicembre impedisce di riaprire, oggi, la questione, ma la prossima legislatura dovrà per forza affrontare quegli stessi temi». Parla Ettore Rosato, capogruppo dem alla Camera, il principale tessitore politico di parte Pd dell’accordo ‘a quattro’ (Pd, FI, M5S, Lega) sulla nuova legge elettorale che si sta materializzando nella prima commissione Affari costituzionali di Montecitorio.

 

Rosato, siamo davvero vicini a una nuova legge elettorale?

«Sì e io lo ritengo un accordo storico su una materia assai difficile e divisiva come la legge elettorale. Presenta, in generale, un tratto di pacificazione del sistema politico nazionale e non è affatto detto che, dalle prossime elezioni, non escano quadro politico chiaro e maggioranze stabili».

 

Risolti i nodi pluricandidature e capilista bloccati?

«Sì. Le pluricandidature non saranno ammesse e i vincenti nei collegi uninominali avranno sempre la precedenza sugli eletti nei listini proporzionali. Ma al di là dei dettagli tecnici si tratta di un buon testo condiviso dalle prime quattro forze politiche del Paese. Noi preferivamo un sistema maggioritario ma tutti, tranne Lega e Svp, ci hanno detto di no».

 

Quali saranno i tempi di approvazione della legge?

«La prossima settimana voteremo e approveremo la legge alla Camera. Poi i gruppi parlamentari, in accordo con Grasso, la calendarizzeranno al Senato ed entro la prima settimana di luglio potrà entrare in vigore».

 

Subito dopo si correrà verso elezioni anticipate?

«No, affatto. Vorrà solo dire che finalmente il nostro Paese avrà una legge elettorale funzionante. Lo scioglimento delle Camere è una decisione del capo dello Stato che terrà conto anche delle indicazione dei gruppi parlamentari e di valutazioni politiche complessive. Le elezioni anticipate non sono, oggi, all’ordine del giorno, anche se, in Italia, votare deve sempre essere possibile».

 

Non sarebbe meglio, per la stabilità economica dell’Italia, che a ottobre ci sia un governo in carica a fare la manovra?

«La nostra preoccupazione, qualsiasi cosa accada, è che ci siano strumenti sempre operanti per la tenuta dei conti pubblici e l’ordinata approvazione della legge di bilancio. In ogni caso, se mai vi fossero elezioni politiche anticipate, ci sarebbe un’ovvia collaborazione tra il governo che esce e quello che entra per tenere sotto controllo i conti e fare la manovra. I danni maggiori al sistema economico e finanziario sono dati dall’incertezza del quadro politico e non dall’eventuale data dal voto».

 

Dopo le elezioni la Grande coalizione sarà inevitabile?

«No. Se uno dei grandi partiti, come il Pd, prende il 40% dei voti con lo sbarramento al 5% potrebbe avere abbastanza seggi da riuscire a governare da solo. Poi, potrebbero anche nascere scenari che, oggi, non possiamo immaginare. Vedremo. In ogni caso, il Pd si presenterà da forza alternativa sia a FI che a Lega e M5S».

 

Un’assemblea costituente per fare le riforme, propone QN. Si può fare? «L’idea di un’assemblea costituente che accompagni e rilanci il lavoro del Parlamento per fare alcune grandi riforme costituzionali è un’idea per la prossima legislatura, non certo per questa».

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