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Legge elettorale, Fiano: dai 5Stelle un’imboscata studiata
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Lele Fiano esce dall’Aula e si accascia sul divanetto. Passa l’ex dem D’Attorre: «Io preferivo il Fianum al Rosatellum…». E il relatore della ormai defunta legge elettorale, con un sorriso stanco: «No comment, però può farci l’incipit dell’intervista».
Stato d’animo?
«Deluso. Dare al Paese una legge con l’8o% dei voti sarebbe stato un segnale molto positivo. Ci siamo illusi che questo fosse possibile con i Cinque Stelle».
Un errore fidarsi di Grillo?
«Sì, una persona che dà la parola e riceve la parola pensa sia per sempre. Ho visto Grillo cambiare idea con rapidità straordinaria. Se c’è qualcuno che ha preparato la rottura e ucciso la legge, va cercato nella casa del blog. Penso che la loro base non reggesse l’accordo».
Non se lo aspettava uno scherzo del genere?
«No, sapevo di dover sciogliere nodi come preferenze e voto disgiunto. Ma non mi aspettavo scherzi su questioni su cui avevano accettato il mio parere contrario senza contraddirmi in commissione».
Toninelli vi aveva avvisato?
«Non mi risulta che mai abbiano posto al mio capogruppo Rosato una questione dirimente su questo punto. Ascoltati tutti i miei pareri, mi hanno affidato il mandato di riferirli all’Aula. Se avessero voluto dirmi che non concordavano, lo avrebbero annunciato prima. Invece hanno organizzato l’imboscata».
I Cinque Stelle sospettano una regia del Pd: avete drammatizzato l’incidente per rompere il patto?
«Fantasie di chi non sa come difendere l’indifendibile. Ho i verbali. I Cinque Stelle hanno ritirato l’emendamento sul Trentino in commissione, lo hanno ripresentato per l’Aula e mercoledì, quando ho annunciato parere contrario all’emendamento Fraccaro, non hanno proferito verbo. Il loro sì è un tradimento».
Avete strumentalizzato il caso Trentino per convincere Mattarella che si deve votare con il Consultellum?
«No. Io sono testimone oculare di come, con la regia di Rosato, si è costruita questa legge per giorni e notti smussando gli angoli e riformulando emendamenti per mettere d’accordo tutti. Sono quindici giorni che non torno a casa».
Perché lei è stato così lesto nel twittare la foto del tabellone col risultato del voto?
«Me l’ha mandata qualcuno che l’ha scattata dal video della Camera. L’ho inviata perché quelle lucine verdi dei Cinque Stelle dimostrano che hanno fatto il contrario di ciò che si era stabilito».
Come spiega i tanti franchi tiratori del Pd?
«Tanti? Forse ce ne sono alcuni negli altri tre partiti che hanno contratto il patto, dem compresi, ma sicuramente tutti quelli dei Cinque Stelle sono voti di tradimento».
Perché non ha stoppato quell’emendamento?
«E perché dovevo? Si fa quando un deputato della maggioranza chiede di aspettare a dare parere negativo, perché c’è una possibilità di mediazione. Ma su questo emendamento nessun cinquestelle mi ha mai chiesto di accantonarlo».
Il tabellone è stato un errore della presidente Boldrini?
«Non era mai capitato, lei se n’è assunta la responsabilità. La coincidenza con l’evento che rompe il patto è casuale».
Questo Parlamento non è in grado, come dice Rosato, di fare una legge elettorale e una legge di Bilancio?
«Serve calma, ma quel che dice Rosato è inoppugnabile. Per tre volte abbiamo cercato una maggioranza, sul maggioritario e sul proporzionale».
Renzi vuole andare al voto con la legge che c’è?
«Per ora lo ha detto Di Maio. Verificheremo nei prossimi giorni. Ma se non ci sono altre strade percorribili…».
In commissione è possibile rimettere assieme i cocci?
«Ora non mi pare, vedremo dopo le Amministrative».

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