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Legge elettorale, Delrio: “Anche Conte deve intervenire, Costituzione a rischio”
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I tempi sono strettissimi ma ci sono ancora

“Anche se strettissimi, i tempi per votare la legge elettorale alla Camera prima del referendum ci sono ancora. Se la maggioranza ritrova l’unità si può fare”. Lo dice a Repubblica, Graziano Delrio, capogruppo dem a Montecitorio, raccogliendo la sfida lanciata dal segretario Nicola Zingaretti e invita gli alleati, a partire da Italia viva, “a rispettare gli accordi presi in maggioranza”.
 

Il venir meno di un pezzo del patto di governo? Conte dovrà lavorarci

Delrio si appella anche al premier Conte che ancora non si è espresso: “Questo cambio di orizzonte – afferma Delrio – non è imputabile a Conte. Ma, certo, il venir meno di un pezzo del patto di governo è una cosa su cui adesso anche lui dovrà lavorare”.
 

Ma perché è così importante questa legge elettorale?

“Non credo esista cosa più importante della difesa della Costituzione. La riduzione dei deputati e dei senatori, abbinata all’attuale legge elettorale iper maggioritaria, crea uno squilibrio serio per l’assetto istituzionale del Paese: rischia di produrre maggioranze in grado di cambiare da sole, senza il necessario dialogo con le opposizioni, la nostra Carta fondamentale. Ecco perché il Pd ha fretta”.
 

Per scongiurare tale rischio basta una legge proporzionale, che pone anche un problema di frammentazione parlamentare, aprendo a maggioranze variabili e instabilita’ dei governi? Ne vale la pena per inseguire i 5S?

“Se non mettiamo in campo questo correttivo – risponde Delrio – rischiamo di non avere, in entrambe le Camere, la rappresentanza piena di tutte le forze politiche e di tutte le Regioni, specie più piccole. Rappresentanza che verrebbe invece garantita dal proporzionale con una soglia del 5% proprio per evitare la frammentazione. È la ragione per cui, quando il governo giallorosso è nato, ha predisposto un programma di riforme costituzionali che è un tavolo a tre gambe: votato, nell’ottobre 2019, da tutti i capigruppo di maggioranza”: “la riduzione del numero dei parlamentari. L’equiparazione dei requisiti dell’elettorato attivo e passivo tra Camera e Senato, unita alla revisione delle circoscrizioni del Senato, necessaria a garantire le regioni minori. Infine la modifica della legge elettorale in senso proporzionale. Le prime due gambe sono state messe in piedi, ma senza la terza,il tavolo non sta in piedi. A traballare è il nostro equilibrio costituzionale”.

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