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Le proposte del PD sull’Immigrazione
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La destra italiana sull’immigrazione ha fallito.

 

Lo dicono le tragedie di questi mesi nel Mediterraneo, i numeri degli arrivi irregolari cresciuti in modo molto significativo rispetto agli ultimi anni, il peso sconcertante sostenuto dall’isola di Lampedusa, la sensazione di grande difficoltà e solitudine denunciata a più riprese dai sindaci e dai Comuni peraltro palesemente ignorati dal governo che fugge dalle sue responsabilità sulla prima accoglienza.
 
Nonostante ciò il governo prosegue sulla strada di questi mesi, frutto della narrazione folle di questi anni. Prosegue, cioè, su di una strada demagogica, consapevolmente cinica, ma soprattutto totalmente inefficace sia per il rispetto e la salvaguardia dei diritti umani, sia per la tutela degli interessi dell’Italia. Del resto con il Decreto migranti il governo rende più difficile salvare vite in mare e smantella l’accoglienza diffusa.
Le nostre proposte vanno in un’altra direzione. Quella di chi pensa che si debbano coniugare il rispetto dei diritti umani, la necessità di controllo e governo dei flussi migratori, la cultura della legalità.
 
Per questo crediamo che oggi si debba procedere in alcune direzioni.
 
1) Chi entra in Italia entra in Europa. E la sfida migratoria necessita di risposte europee condivise, perché nessun Paese può affrontarla da solo. Nel 2022 cinque paesi UE su 27, tra cui l’Italia è quinta, hanno affrontato da soli l’85% delle richieste d’asilo presentate in tutta l’UE. Non è questa la solidarietà europea prevista dai Trattati. Bisogna riformare in modo ambizioso il Regolamento di Dublino che blocca i richiedenti asilo nel primo Paese di arrivo, spesso l’Italia, assicurando una condivisione obbligatoria dell’accoglienza tra tutti i Paesi Ue. Una redistribuzione che valorizzi, ove presenti, i legami dei richiedenti asilo, a partire da quelli familiari. Una volta ottenuto lo status di rifugiato in un Pese europeo dovrebbe essere possibile spostarsi in altri Paesi Ue;
 
2) Serve una Mare Nostrum europea, per salvare le vite (ed evitare che Lampedusa divenga un hub naturale per il suolo europeo). Ricordiamo a tale proposito che la destra italiana si è sempre battuta contro la missione europea di ricerca e soccorso in mare;
 
3) Rilanciare una grande strategia europea che rafforzi le politiche riguardanti la cooperazione internazionale e il sostegno allo sviluppo. In altre parole, si deve ripartire dal tema dell’Africa, dell’investimento su progetti e politiche che consentano di fornire un’alternativa vera alle migrazioni: in questo quadro diventa essenziale anche il coinvolgimento delle Nazioni Unite, nonché il dialogo paritario con i Paesi del continente africano. Gli accordi con i Paesi terzi riguardanti la cooperazione allo sviluppo e la gestione dei flussi migratori devono essere europei e fondarsi sulla salvaguardia del rispetto di quei diritti umani che non possono rappresentare una “variabile” o una “concessione”. In questo quadro riteniamo che si debba provvedere a destinare lo 0,70% del Pil alla cooperazione internazionale e allo sviluppo sostenibile come l’Italia si è impegnata a livello internazionale e come chiede un ampio arco di soggetti della società civile;
 
4) Dare vita ad un contrasto generalizzato del traffico di esseri umani attraverso l’intensificazione di un’azione repressiva di carattere internazionale e soprattutto aprendo nuovi canali d’ingresso legali a tutti i Paesi Ue, sia per chi cerca protezione internazionale, sia per chi migra in cerca di lavoro. Vie legali e sicure per l’ingresso sono l’unica alternativa efficace al traffico di esseri umani. L’immigrazione legale deve essere l’obiettivo di ogni politica nazionale ed europea, anche attraverso corridoi umanitari, piani di reinsediamento e i visti. Su questo terreno crediamo si debba ripartire dal richiamo forte ed autorevole del Presidente della Repubblica Sergio Mattarella. Richiamo palesemente ignorato dalla destra che non si pone l’obiettivo di governare l’immigrazione e affrontare le criticità connesse, ma quello di lasciare che si alimenti la sensazione di insicurezza e crescano i numeri dei migranti senza dimora e senza diritti presenti nelle nostre città. La destra ha messo la firma su tutte le leggi migratorie che hanno lasciato più sola l’Italia sull’accoglienza e prodotto irregolarità, come Dublino e la Bossi-Fini;
 
5) Attuare di concerto con i sindaci e le amministrazioni comunali un grande piano per l’accoglienza diffusa, al fine di evitare grandi concentrazioni di persone accolte in poche singole strutture e in poche città e con l’obiettivo di riaffermare, anche attraverso il pieno coinvolgimento del Terzo Settore, un sistema di accoglienza di qualità, supporto alla persona, consulenza legale e psicologica, insegnamento d’italiano, corsi di formazione. Tutte cose in parte presenti nella tradizione migliore dell’accoglienza organizzata italiana (quella riferibile ai progetti SAI) e progressivamente colpite dall’azione del Governo. Bisogna porre fine ai grandi CAS o CARA e ristabilire diffusione dell’accoglienza in piccole strutture distribuite sul territorio anche come condizione per favorire l’inclusione sociale e rendere più sicure le nostre comunità. Si deve, inoltre, come sottolinea l’ANCI, dare vita ad un fondo nazionale per le politiche migratorie a cui possano accedere i Comuni;
 
6) In quest’ottica diventa ineludibile provvedere ad una nuova Legge quadro sull’immigrazione che sostituisca la Bossi-Fini. Una nuova Legge fondata sull’immigrazione legale (e dunque sui canali d’accesso legali, affinché le persone non salgano mai sui “barchini” controllati dai trafficanti), sul potenziamento dei corridoi umanitari, la realizzazione di un grande piano nazionale per l’Integrazione, piano che in questi anni non è mai stato effettivamente né pensato né messo in pratica. Ricordiamo che proprio su accoglienza e integrazione la destra ha sempre fatto il contrario, togliendo risorse al sistema di accoglienza e indebolendo gli strumenti per l’integrazione. Andando nella direzione sbagliata prima con i Decreti Salvini, poi con il Decreto Cutro, che di fatto li ha ripristinati;
 
7) Si deve prestare inoltre particolare attenzione ai più fragili. In questa cornice si deve arrivare alla piena applicazione della cosiddetta ‘Legge Zampa’ riguardante i minori non accompagnati. Servono risorse e personale forniti ai Comuni per la gestione di un fenomeno molto complesso rispetto a cui va ribadita e rinnovata la responsabilità diretta dello Stato che deve garantire la prima accoglienza come previsto dal DL 142/2015. Con lo stesso approccio vanno realizzati progetti e interventi mirati, rivolti alle donne vittime di tratta e che hanno subito violenze e abusi.
 

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