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L’appartenenza al PSE e la proiezione internazionale
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Report del tavolo di lavoro del seminario “Il PD riparte dal PD”

Milano, 5-6 settembre 2015

 

Relazione presentata da Luciano Vecchi, del Dipartimento affari esteri ed europei del Partito Democratico

 

 

Il Tavolo di lavoro 2 ha visto la partecipazione di circa una centinaio di persone, con una grande preponderanza di giovani. Vi sono stati 23 interventi, oltre alle comunicazioni di Enzo Amendola (responsabile esteri PD), Gianni Pittella (Presidente del Gruppo dell’Alleanza Progressista dei Socialisti e dei Democratici al Parlamento Europeo), di Patrizia Toia (capogruppo PD all’Europarlamento) e Giacomo Filibeck (Segretario Generale aggiunto del PSE).

 

Naturalmente molti degli interventi hanno affrontato nel merito molti degli aspetti più rilevanti della vita europea ed internazionale. In tutti gli interventi si è comunque sottolineato il ruolo del Partito Democratico rispetto a tali tematiche.

 

Nel complesso vi è stata una grande sintonia nel sottolineare come:

  • Il PD debba essere asse centrale di un nuovo sistema di relazioni internazionali per produrre nuove politiche globali;
  • Il PD debba essere al centro della ricostruzione, anche a livello sovranazionale, di una politica credibile ed efficace che sappia combattere le paure e il senso di impotenza che rischiano di prevalere nel mondo contemporaneo;
  • Il PD debba agire in un PSE rinnovato che contribuisca a costruire un’Unione Europea solidale, che agisca per la crescita e lo sviluppo equo, che sappia produrre una nuova politica internazionale;
  • Il PD debba essere sempre più un partito in cui la dimensione europea sia elemento di identità, che permetta di arricchire la capacità di promuovere una politica non rinchiusa nelle dinamiche interne ed in un localismo spesso asfittico;
  • Un “PD in rete” debba promuovere il dibattito e la consapevolezza diffusa sulle questioni europee ed internazionali.

 

L’attività europea ed internazionale del Partito Democratico prevede una serie di iniziative di tipo interno volte al confronto e all’approfondimento e una attività di proiezione esterna con l’organizzazione di seminari e conferenze internazionali sui principali dossier dell’agenda politica internazionale. L’obiettivo generale è quello di contribuire al dibattito sulle linee di politica estera del nostro paese attraverso un confronto e una interlocuzione costante con i principali attori politici, istituzionali e accademici. Allo stesso tempo, si è ritenuto imprescindibile costruire e consolidare le relazioni internazionali con i nostri omologhi in Europa e nel resto del mondo, consapevoli che questo lavoro di dialogo e di costruzione di politiche aiuti l’elaborazione del PSE e la sua proiezione internazionale (anche attraverso Alleanza Progressista). Siamo infine assolutamente consci che il dibattito sui temi di politica internazionale non possa prescindere da un serio lavoro presso i referenti territoriali del partito che sono interlocutori costanti in tutte le nostre iniziative. Costruire una sensibilità verso i dossier internazionali è per noi imprescindibile necessità.

 

Gli assi fondamentali su cui si è costruita l’iniziativa internazionale del PD – imprescindibile per far valere le nostre posizioni e i nostri valori in un mondo sempre più interdipendente ed in una Unione Europea su cui si concentrano politiche essenziali anche per la vita interna dell’Italia e dei singoli Paesi membri – sono quindi quella dell’appartenenza ad un PSE che si allarga e che deve trovare nuovi modi di essere e di agire; il ruolo protagonista degli europarlamentari del PD all’interno del Gruppo dell’Alleanza dei Socialisti e dei Democratici al Parlamento Europeo; la costruzione – attraverso la Progressive Alliance di un forum internazionale che riunisca le forze autenticamente democratiche e progressiste del mondo intero, anche a fronte di una crisi profondissima dell’Internazionale Socialista; la valorizzazione del ruolo delle organizzazioni del PD in Europa e nel Mondo, veri attori di costruzione di una dimensione sovranazionale del dibattito e dell’iniziativa politica.

 

L’esperienza di questi anni ci ha indicato con chiarezza che il ruolo di un partito come il PD è e deve essere quello di attore di cambiamento delle politiche ed anche delle strutture di cui facciamo parte. Con forza, dal 2009, abbiamo costituito un nuovo gruppo al Parlamento Europeo – assieme alle forze socialiste – per creare un punto di riferimento più ampio per i progressisti europei. Così ora, dopo il nostro recente ingresso come membro effettivo del PSE, abbiamo l’ambizione di essere protagonisti della sua riforma, per dargli più efficacia nel costruire politiche europee e per essere la “casa” dei progressisti e dei democratici europei. Così con la Progressive Alliance vogliamo costruire un polo capace di influire sulle politiche a livello globale.

 

La sfida interna, per il Partito Democratico, è fare in modo che sempre di più le tematiche europee ed internazionali, l’iniziativa e le reti di relazioni esterne, diventino parte essenziale dell’identità e della consapevolezza del Partito.

 

In Europa e nel mondo molti guardano a noi come ad una forza che può contribuire a “cambiare verso” a quelle tendenze che hanno colpito profondamente – sia sul piano socioeconomico che politico – il benessere, la coesione sociale e i valori dei nostri Paesi.

 

In questo quadro la scelta di aderire al PSE non è stata né ideologica né meramente organizzativa ma è il frutto della volontà di promuovere quell’ampio fronte progressista europeo, ancora largamente da costruire.

 

A seguito della decisione di far parte di un PSE rinnovato e plurale, e con la realizzazione nel marzo 2014, a Roma, del Congresso preparatorio della campagna elettorale europea del maggio 2014, il Partito Democratico si è affermato come un soggetto protagonista della più grande famiglia progressista europea.

 

Abbiamo voluto cogliere la novità rappresentata dalla prima campagna europea che legava il voto ai partiti con una indicazione di un candidato alla Presidenza della Commissione Europea (Martin Schulz). In quella scelta il PD è stato decisivo, anche per l’esperienza legata al metodo delle primarie aperte, che ha progressivamente suscitato attenzione ed anche imitazione in Europa.

 

Abbiamo, più coerentemente di altri, compreso che non si può vincere – né nel proprio paese né a livello europeo – se ci si rinchiude in una angusta visione nazionale. Occorre invece essere protagonisti di una nuova dimensione sovranazionale. E’ anche per questo che il Partito Democratico è stato premiato divenendo il primo partito europeo, per voti e il primo partito progressista per seggi al Parlamento Europeo.

 

Da sottolineare l’intensa attività profusa per la preparazione del Congresso del PSE, tenutosi nello scorso giugno a Budapest, così come la partecipazione alle riunioni degli organi statutari (Presidenza, coordination team, gruppi di lavoro, preparazione degli incontri dei leaders ecc.) nei quali abbiamo potuto sviluppare il confronto con le forze progressiste, socialiste e democratiche europee e promuovere l’originale punto di vista del Partito Democratico sulle principali tematiche europee.

 

Al Congresso di Budapest, dove l’ex Premier bulgaro Sergei Stanishev è stato confermato Presidente, Enzo Amendola è stato eletto membro della Presidenza e Giacomo Filibeck è stato nominato Segretario Generale Aggiunto del PSE, e il PSE stesso, attraverso una modifica statutaria fortemente voluta dal PD ed adottata all’unanimità è divenuto il Partito europeo “dei Socialisti e dei Democratici”. E’ questo, innanzitutto, un nostro risultato verso un ampliamento del PSE stesso all’insieme delle forze progressiste europee, come già il Gruppo al Parlamento Europeo, sotto la guida di Gianni Pittella, ha iniziato a fare.

 

Al centro dell’agenda politica del Partito europeo vi deve essere la battaglia per una nuova politica di sviluppo economico e di equità sociale, dopo la stagione dell’austerity, lo sviluppo della democrazia e la tutela dei diritti in Europa, una politica estera rinnovata che abbia il Mediterraneo tra i propri assi fondamentali, un ruolo accresciuto delle forze progressiste che si candidano alla guida del Continente.

 

Al fine di promuovere una reale Unione Politica, nella prospettiva di una UE federale, per gli “Stati Uniti d’Europa”, democrazia, sviluppo, occupazione e crescita e iniziativa esterna da qui al 2019 saranno i temi centrali del PSE, a cui il PD è chiamato a contribuire in maniera decisiva, superando un PSE inteso come semplice sommatoria di partiti nazionali.

 

Per questo intendiamo lanciare la proposta di pensare ad un “doppio tesseramento” ai partiti nazionali ed al PSE, per promuoverne una reale dimensione sovranazionale.

 

Il Congresso si è tenuto in un Paese – l’Ungheria – dal forte significato simbolico, data la continua opera di destrutturazione democratica attuata in quel Paese dal governo di Orban e dall’estrema destra revanscista, come anche la vicenda dei profughi ha dimostrato.

 

Il primo forte messaggio da lanciare è quello legato ai valori fondamentali dell’Unione Europea: la democrazia, i diritti, il rispetto del pluralismo e, nel complesso, del progetto europeo, fortemente contestato proprio dal Governo Fidesz.

 

In questi mesi, sia prima che dopo il Congresso, nell’Unione Europea vi è stata ed è in corso una stagione elettorale, anche in Paesi-chiave (Regno Unito, Spagna, Portogallo, Polonia, Danimarca, Grecia tra gli altri) nella quale si è confermata una generale tendenza alla frammentazione politica, alla crescita di movimenti populisti di vario segno, frutto anche di una crescente difficoltà a proporre opzioni chiaramente alternative sul piano economico e sociale. Ciò accresce le nostre responsabilità – il PD è il più grande partito progressista e democratico europeo – per cambiare indirizzo alle politiche dell’Unione Europea.

 

Due sono gli aspetti importanti che in questo senso, motivano una nostra partecipazione ancora più forte, qualificata e al massimo livello all’elaborazione e all’iniziativa del PSE. La prima è che sta emergendo, in maniera differente a seconda dei Paesi, una nuova generazione di leaders che guardano all’Italia e all’esperienza del Partito Democratico come un punto di riferimento decisivo. La seconda è che si sta ridisegnando parte della geografia politica europea e il PSE – così come in parte ha cominciato a riuscire a fare il Gruppo parlamentare S&D – deve riuscire ad essere non solo il rappresentante del tradizionale mondo socialdemocratico ma anche di quelle forze progressiste ed europeiste che si vanno definendo in vari Paesi.

 

Le “novità” emerse negli ultimi tempi (centralità dei candidati dei partiti politici europei per la Presidenza della Commissione; ruolo delle famiglie politiche nella definizione del programma di governo dell’Unione; prime aperture rispetto alle politiche di austerity degli anni passati, ecc.) ci dicono come solo un PSE più forte, attivo, in grado di cambiare anche se stesso, possa garantire un futuro diverso alle politiche nel nostro Continente.

 

Ovvio che il nostro impegno è anche quello di fare del PSE uno dei motori dei cambiamenti necessari nell’Unione Europea: una forte ed attiva politica estera e presenza sugli scenari internazionali; una politica economica e monetaria centrata sulla crescita e l’inclusione sociale; politiche comuni efficaci in materie decisive per il nostro Paese, dall’immigrazione allo sviluppo tecnologico.

 

Per la prima volta da molto tempo, l’Italia – attraverso il PD e il suo Governo – possono svolgere un ruolo di leadership.

 

Non ci limitiamo a criticare le insufficienze. Abbiamo considerato, ad esempio, insufficiente l’elaborazione e l’iniziativa del PSE sulle sfide del Mediterraneo e del Medio Oriente. E per questo abbiamo promosso col PSE, tra l’altro, una importante conferenza a Roma, lo scorso 25 maggio, sulle sfide del Mediterraneo per i progressisti europei, con un confronto diretto con l’Alto Rappresentante per la Politica Estera e di Sicurezza Europea, Federica Mogherini.

 

Abbiamo peraltro investito – nello scenario europeo – forti personalità ed oggi – anche grazie all’esito delle elezioni europee del 2014 – esprimiamo il Presidente del Gruppo parlamentare (Gianni Pittella), l’Alto Rappresentante per la PESC (Federica Mogherini), i Presidente della FEPS (Massimo D’Alema), la Presidente del Gruppo Socialista al Comitato delle Regioni (Catiuscia Marini) e uno dei tre vicesegretari generali del PSE (Giacomo Filibeck), oltre che varie posizioni-chiave all’interno del Parlamento Europeo, quali i Presidenti delle commissioni economia e cultura.

 

 

*************

 

A un ruolo protagonista a livello continentale e di relazioni inter-europee deve corrispondere, a nostro avviso, una presenza forte, autorevole ed innovativa a livello extraeuropeo. Con questo spirito e proprio per rispondere a questa esigenza nacque, sotto lo stimolo proprio del PD e della SpD, il network Alleanza Progressista (Progressive Alliance).

 

Si trattò di una felice intuizione del nostro gruppo dirigente che voleva cogliere le sfide che poneva il nuovo ordine mondiale, le crisi dello scacchiere Mena e la ridefinzione degli scenari e delle priorità del PSE verso partiti e governi dei paesi BRICS, africani, asiatici e latinoamericani. Allo stesso tempo, era forte l’esigenza di costituire una rete di relazioni e rapporti che superasse i limiti di partiti di tradizione esclusivamente socialista e socialdemocratica, categorie politiche europee e poco rappresentative, pertanto, di una varietà di sensibilità riscontrabili al di fuori del nostro continente.

 

Proprio per marcare una primogenitura riconosciuta e riconoscibile organizzammo a Roma nel 2011 la prima Conferenza dei Leaders parlamentari progressisti. In questa prima occasione di confronto e di dibattito giunsero a Roma leaders Usa, Sud Africa, Australia, India, Norvegia, Olanda, Canada, UK, Francia, Cile, Romania, Giappone. L’anno successivo replicammo con la seconda Conferenza. I temi che furono scelti rispondevano a due esigenze peculiari, tra le tante possibili: la scrittura di una nuova governante economica europea e la necessità di definire risposte progressiste per uno sviluppo equo e sostenibile. Governance dell’Euro e sviluppo ed uguaglianza sociale, quindi, restano assi politici sui quali creare un dialogo e un confronto permanente per un’agenda politica progressista realmente innovativa.

 

A partire da quei due appuntamenti, il PD ha contribuito in maniera significativa allo sviluppo di Alleanza muovendosi su due piani: il primo è quello dell’aumento del numero dei partiti membri, soprattutto in aree geografiche quali il Medio oriente, l’Asia e l’America latina in cui vantiamo una presenza consolidata e autorevole. Il secondo fronte sul quale ci siamo spesi è quello dei contenuti. Negli ultimi anni e nelle ultime conferenze/seminari/fringe metting e workshops (che si sono svolti in NordAfrica, Asia e America latina a conferma della capacità di Alleanza di essere attrattiva come rete di partiti progressisti) sono stati discussi molti dei temi che crediamo faciano parte a pieno diritto di una “nuova” agenda politica progressista. Con una particolare attenzione a quelli della crescita e dello sviluppo, ai temi del lavoro e della giustizia sociale, a quelli ambientali e a quelli della pace, delle migrazioni e della convivenza.

 

A oggi, Alleanza progressista si presenta come un work in progress ma con qualche numero positivo già in cantiere: essa coinvolge, infatti, 117 partiti politici progressisti rappresentativi di 89 paesi nei cinque continenti con una buona rappresentanza dei paesi Africani e medio orientali (35) così come di quelli asiatici (10) e latinoamericani (11).

 

Centralità dell’Agenda sovranazionale

 

A questo punto è arrivato il momento di impegnarsi in un salto di qualità ulteriore sull’agenda politica delineando obiettivi di merito e di processo.

 

Il tema della rappresentanza e della rappresentatività – che coinvolge naturalmente il ruolo e le funzioni dei partiti politici – deve essere ulteriormente approfondito. In particolare, è urgente definire meglio il ruolo dei partiti all’interno di sistemi politici che, ovunque nel mondo, si stanno progressivamente parlamentarizzando. Il partito politico, in altri termini, cede “sovranità e rappresentanza al gruppo parlamentare di riferimento e non sembra rispondere alle domande di modernità che vengono dalla società civile così come non sembra adeguato ai tempi sempre più rapidi della decisione politica. Da qui la necessità di ridefinire ruoli, compiti ma anche strumenti e modalità di comunicazione: in questo senso, si spiega l’esigenza, da più parti sollecitata, di approfondire e trovare un framework comune all’organizzazione della comunicazione e a quella delle campagne elettorali. Legata al tema partito è quello del finanziamento dell’attività politica (e quindi l’approfondimento sugli eventuali possibili strumenti fiscali; foundraising ed eventuali progetti di crowdfounding legati a singole campagne).

Spostandoci su temi legati all’offerta politica, resta, in generale, molto sentita l’esigenza di definire una nuova governance dell’Euro, come abbiamo già evidenziato di fronte alla vicenda greca, tema ancor più urgente dopo la recentissima crisi delle piazze e delle valute asiatiche e dai rumors sulle prossime manovre anticicliche della Federal Reserve. Allo stesso tempo, soprattutto i nostri interlocutori dei paesi in via di sviluppo e dei Brics, avvertono e segnalano l’esigenza di approfondire il tema del lavoro degno e della giustizia sociale che, in termini più generali, significa la scrittura di un nuovo patto sociale che coinvolga lavoro, politica e organizzazioni sindacali e imprenditoriali. Per una crescita economica che si accompagni finalmente allo sviluppo e al progresso dei popoli.

 

Ultimo tema – molto legato a quello dello sviluppo – è quello relativo alla legalità e alla lotta alla criminalità e alle mafie transnazionali che non solo contaminano le nostre economie ma distruggono speranze di riscatto e di progresso sociale. Su asse di lavoro, si guarda naturalmente all’Italia come al paese che ha più titoli, esperienza, competenze e expertise per essere un partner in queste politiche, facendo però un ulteriore salto strategico visto che la lotta alla criminalità organizzata

 

Altro non è se non una sintesi semantica dei temi della sicurezza, del narcotraffico e della tratta degli esseri umani.

 

Nell’anno in cui Milano ospita Expo, in cui Usa e Cina siglano un protocollo per la difesa del pianeta e contro gli effetti del cambio climatico – mettendo sul tavolo della prossima Conferenza Onu di Parigi cifre e numeri di una ecatombe planetaria – nel mese in cui Obama viaggia in Alaska e lascia come eredità della sua Presidenza proprio il tema della salute e della salvaguardia del pianeta, è chiaro che non è più procrastinabile una riflessione seria e responsabile su quale profilo vogliamo dare al nostro sviluppo e quali debba essere l’impegno sull’agenda post 2015.

 

Tra gli obiettivi di processo, come Partito Democratico crediamo che la priorità attuale di Alleanza Progressista sia quella di consolidare la propria relazione con i Democratici Usa e con i think tanks ad essi legati anche e soprattutto in vista della prossima campagna elettorale. Si tratta, anche in questo caso, di fare un salto di qualità alla relazione politica esistente posizionando fin da subito Alleanza Progressista quale interlocutore privilegiato nell’ambito delle relazioni transatlantiche.

 

Analoga attenzione deve essere spesa nei confronti dei partiti e dei movimenti politici nella zona del mediterraneo e del medio oriente: si tratta di accompagnare processi politici complessi e contraddittori anche perché spesso molto articolati. Si tratta di uno sforzo importante in termini di presenza e di indirizzo. Tuttavia, mancheremmo al nostro ruolo di Paese-porta del Mediterraneo e di governo-interlocutore credibile e presente se lasciassimo cadere una tale storica opportunità.

 

Su altri temi e con altra agenda (lotta alla corruzione, riforme strutturali epr la crescita e lo sviluppo, rappresentanza democratica, ruolo e funzioni del partito politico) è urgente consolidare il ruolo in America latina dove più simile rispetto ad altri continenti risulta essere la struttura democratica e l’articolazione dei partiti e quindi l’adesione ad Alleanza meno conflittuale.

 

Ultimo, va impostato un piano di medio termine con i partiti e i movimenti politici africani, sapendo bene che dal successo o meno di un fronte progressista riconosciuto come autorevole e capace di produrre politics e di implementare policies efficaci dipende la storia del mediterraneo in questo secolo.

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