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Grillopoli: dopo Palermo anche Bologna, siamo al “metodo firme false”
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“Sempre più parlamentari coinvolti nella grillopoli delle firme false, non solo Palermo ora anche Bologna. Grillo, Di Maio e Di Battista se ne lavano le mani e stanno zitti dopo aver raccontato la balla che a Palermo si trattava solo di un errore di copiatura, mentre le firme erano false. Cosa diranno su Bologna? Intanto non si autosospende nessuno dei parlamentari interessati e i capi si autoassolvono. Cosa succede, il famoso regolamento della Casaleggio associati è oramai sparito, lo streaming sepolto, la trasparenza una lingua straniera? O forse quando si tratta di poltrone, di stipendi, di incarichi, tutti i capi grillini fingono di non sapere, di non capire e, ovviamente, se c’erano dormivano?”. Così Emanuele Fiano, resoponsabile Sicurezza nella segreteria nazionale del Partito democratico, commenta la notizia, riportata dai giornali, di nuove indagini per firme false, stavolta a Bologna.

 

Per Alessia Rotta, responsabile Comunicazione Pd, “la questione firme si fa sempre più grave. Grillo alza ancora i toni perché travolto dallo scandalo: sta emergendo un vero e proprio metodo, di fronte al quale i vertici dei 5 stelle devono dare risposte. Dopo l’omertà, la falsità, ora la fuga dalle proprie responsabilità. Le confessioni della La Rocca e i cittadini che non riconoscono le loro firme li inchiodano”.

 

“Di fronte alla vicenda firme false di Palermo e Bologna Grillo, anziché rispondere nel merito, cerca di distrarre l’attenzione con il solito repertorio”. E’ quanto dichiara il responsabile Enti locali dem, Matteo Ricci, che continua: “È un atteggiamento disperato di chi teme la verità. Nuti e Mannino indagati, ed emerge che i vertici nazionali dei 5 stelle sapevano. Grillo, Di Maio, Di Battista smettessero di scappare e rispondano nel merito”.

 

 

“Dopo Palermo anche a Bologna si parla di firme false: è sempre più grillopoli. A fronte del silenzio dei vertici dei 5Stelle, anche in questo caso viene da chiedersi se qualcuno sapeva e chi, soprattutto, sapeva come sono andate le cose. Sembra ormai un “metodo” di lavoro: fare, negare, fuggire.”. Lo dichiara Ernesto Carbone, della segreteria nazionale del Pd.

 

“Di Maio sente odore di brogli ma intanto la magistratura a Palermo e ora anche a Bologna ne vede di veri ed effettivi. E sono targati M5s. Invece di lanciare accuse generiche, l’aspirante candidato premier penta stellato parlasse di Grillopoli”, commenta la senatrice Camilla Fabbri.

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