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La Lega rispetti le sentenze e restituisca i fondi

“Salvini invece di offendersi prenda atto che chi si candida alla guida del Paese dovrebbe rispettare le leggi e le sentenze, ma forse chiede che per la Lega si possano cancellare i reati con un colpo di spugna”. Così Simona Malpezzi, deputata del Partito Democratico, all’indomani del sequestro dei beni della Lega dopo la condanna in primo grado inflitta a Umberto Bossi e all’allora tesoriere del Carroccio Belsito.

 

“Il leader della Lega parla di attacco alla democrazia, ma l`unico a minarla è lui che, dopo aver gettato per anni benzina sul fuoco, cerca di sottrarsi alla giustizia e di elevarsi, dunque, al di sopra dei cittadini italiani. Delle sentenze, un uomo di Stato, prende atto. Quanto deciso dalla magistratura, seppur con una sentenza non definitiva, è a tutela degli italiani: un sequestro cautelativo che – spiega la deputata Dem – impedisce al Carroccio di svuotare le casse del partito e di creare un danno economico. Salvini, sempre in campagna elettorale, con il suo attacco alla magistratura – conclude Malpezzi – trova il suo punto di contatto con Berlusconi”.

 

“Salvini -si chiede anche Alessia Rotta– dopo la condanna della Lega
in primo grado, che è chiamata a restituire agli italiani 49 milioni usati non a scopi politici, come spiega le parole di Belsito che oggi lo chiama in causa in questa vicenda? Inoltre, i soldi stati bloccati? Lo prevede la legge e lo prevede per tutti in situazioni analoghe, non solo per la Lega”.
“Secondo l’ex tesoriere del Caroccio non solo i vertici, ma anche altre figure politiche di peso, tra le quali Salvini stesso, sarebbero stati a conoscenza – dice – di una gestione allegra dei soldi. Danari che secondo le inchieste sarebbero stati usati per scopi che con la politica non avevano a che fare. Premesso che si tratta di una condanna in primo grado, però almeno politicamente è necessaria una risposta chiara alle accuse dell’ex tesoriere.
Comunque, visto che Salvini non si è costituito parte civile, quereli Belsito se si ritiene estraneo e al tempo stesso – conclude – danneggiato dalla vicenda stessa”.

 

Interviene sul tema anche Federico Gelli: “Non erano quelli che agitavano i cappi contro i politici ladri? Non andavano giù di ramazza per far pulizia dei partiti corrotti? Bene, adesso allora, invece di attaccare la magistratura che ha solo svolto il suo dovere costituzionale indagando prima e processando poi i dirigenti della Lega per la loro gestione dei finanziamenti pubblici, Salvini dovrebbe immediatamente restituire agli italiani i 48 milioni utilizzati per comprare pietre preziose in Africa e lauree in Albania. E, magari, anziché chiedere il condono dei reati, dovrebbe anche contribuire lui stesso a fare piena luce su quanto è successo”.

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