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Serracchiani: la compagnia degli smemorati sulla vicenda Guidi
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Diciamo le cose come stanno. C’è un dato oggettivo e riscontrabile, ed è la condotta di un Governo che sta segnando uno stacco qualitativo rispetto al passato, non solo nella determinazione con cui sta cambiando il Paese, ma anche nel modo in cui gestisce certi passaggi difficili e spinosi, com’è la vicenda Guidi. E poi c’è una banda di ciechi, o finti ciechi, che si stanno impegnando per disconoscere l’evidenza, e cioè che le dimissioni istantanee di Federica Guidi marcano una differenza sostanziale fra i comportamenti del passato (spesso i loro) e quelli di oggi. Non occorre scavare nella cronaca politica, più o meno recente, per far riaffiorare tutti i casi in cui il riflesso condizionato era aggrapparsi alla poltrona. Un paio di nomi per tutti? Roberto Formigoni e Rosy Mauro (per tacer di Rosa Capuozzo).
Appare utile ricordarlo a certi soloni smemorati di Forza Italia o della Lega che in queste ore indossano la faccia feroce e s’impancano a far lezione. Ancor di più sembra opportuno suggerire la calma a chi, invece della politica, pratica il settarismo e l’aggressione verbale. Per esempio a quel Grillo che non ha come limite neanche il codice penale.

 

Federica Guidi, senza attendere che giungesse una qualunque richiesta di dimissioni, ha preso carta e penna e ha rassegnato il suo mandato immediatamente. Ha fatto bene, perché ci sono valutazioni di opportunità politica che vengono prima di ogni possibile rilevanza giuridica. Chi ha conosciuto la Guidi ai tavoli di tante crisi aziendali negli ultimi due anni, affrontate con impegno vero e spesso risolte con successo, oggi non si meraviglia. La magistratura indagherà e accerterà eventuali responsabilità.

 

Ovviamente, ci sono avvoltoi che non si saziano nemmeno delle più fulminee dimissioni. A loro serviva un pasto più lauto e così se lo sono imbandito ad arte, inventando di sana pianta un coinvolgimento del ministro Boschi.
Perché poco o nulla ci voleva per capire e dire che compito istituzionale del Ministro peri rapporti con il Parlamento è la verifica della compatibilità degli emendamenti. O meglio, ci voleva l’onestà intellettuale e politica, e quella è mancata. L’onda di attacchi deteriori, brutali e prevedibili, che in queste ore tenta di insidiare la solidità di un Governo finalmente nuovo e diverso, si romperà sugli scogli di un esecutivo che in brevissimo tempo riavrà al completo i suoi ranghi e riprenderà in pieno il suo lavoro. Badiamo però a non farci cogliere distratti o sparpagliati, essendo invece consapevoli che l’alternativa a noi sono loro, gli avvoltoi.

 

Fonte: l’Unità

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