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Timmermans: “I socialisti non possono dialogare con i M5S contagiati dalla destra”
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«Non penso ci sia bisogno di un’alleanza antisovrani sta. Penso però che serva unità. Nessuno deve lasciare il partito o pensare a una cosa nuova. Un Pd unito e largo può essere davvero la base per l’alternativa ai sovranisti nelle elezioni europee». Frans Timmermans, olandese, 57 anni, vicepresidente della commissione europea, conosce bene il nostro Paese. Ci ha vissuto da bambino e parla un italiano quasi perfetto. Ora è lo Spitzenkandidat dei socialisti, ovvero il candidato per la poltrona di presidente della Commissione in caso di vittoria il 26 maggio.
 

Qualcuno dice: i populisti sono un pericolo talmente grande che ci vuole l’assedi tutti gli europeisti. Qualcun altro sostiene: così creiamo un bersaglio facile e facciamo loro un regalo. Lei da che parte sta?

 
«Io penso alle soluzioni. Se i sovranisti offrissero delle soluzioni io le accetterei. Non sono un ideologo della Unione europea. Non funziona? Va bene, sono d’accordo, voglio una riforma profonda. Ma non vedo soluzioni nei nazionalisti che si affacciano nel nostro Continente. Vedo solo odio e l’odio porta alle guerre. Un nazionalista ha bisogno di nemici, un patriota no. Per il momento prevalgono i primi».
 

E se vincessero cosa succederebbe? Finirebbe l’Unione?

 
«Anche se vincono non avranno la maggioranza del Parlamento europeo. Anche se vincono saranno sempre una maggioranza che è d’accordo solo su un punto: distruggere l’Europa. Sul resto non condividono niente tra di loro. Penso al viaggio di Salvini in Polonia. Un disastro a cominciare dalla redistribuzione dei profughi. Quindi, dopo un eventuale buon risultato, che non escludo, non saranno capaci di fare niente».
 

E chi governerà l’Europa allora?

 
«Servirà una coalizione. Ma al Ppe lo dico subito: non farò mai il presidente della Commissione con l’estrema destra. Stanno cercando di aprire alle destre come quelle di Salvini? Bene, sappiano che non accetterò mai di fare un’alleanza con loro. Si paga un prezzo troppo alto. È la visione dell’uomo che fa la differenza tra di noi. La politica dei sovranisti è tribale, questo va oltre i problemi politici».
 

Anche il Ppe dovrà fare una scelta, dunque?

 
«Sta a loro. Forse dovranno immaginare che anche i partiti tradizionali possono essere più piccoli di prima».
 

Il vero dibattito nel congresso del Pd è il rapporto con i 5 Stelle. Si può dialogare con loro più che con Salvini?

 
«Parlo dell’esperienza che ho avuto con i grillini a livello europeo: non c’è alcuna unità tra di loro. Discuto con alcuni e non vedo distanze tra di noi. Sento altri e non è possibile parlarci. Se mi dicono affrontiamo la povertà, sono socialista, come faccio a rispondere di no? Quindi, non posso escludere un dialogo con loro perché non so cosa siano. So invece quale pericolo corrono. Stare in un governo di estrema destra è una malattia che rischia di infettarli per sempre. Non firmare il patto di Marrakech, per esempio, è la politica con la p minuscola perché devi avere un rapporto con i paesi africani per affrontare il tema dei migranti».
 

Sull’immigrazione come si può sostenere che la Ue non abbia abbandonato l’Italia? Ricorda che anche i governi del Pd dovettero fare tutto da soli?

 
«Chiedete a Marco Minniti chi è venuto in Italia ad aiutarlo, chi ha messo dei soldi sul tavolo, chi ha fornito tutto il supporto per fermare gli sbarchi come poi è avvenuto. Non sono stupido: capisco che è difficile distinguere tra la Commissione e l’Unione. Ma la commissione ha fatto il possibile, non ha abbandonato l’Italia e i risultati si sono visti. Gli stati nazionali invece si sono comportati in un altro modo. A partire da quelli amici di Salvini».
 

Salvini è razzista?

 
«Non ho voglia di qualificare lui, ma i suoi elettori non lo sono. Hanno votato per lui, hanno paura e hanno l’impressione che la Lega possa proteggerli. Ma aspettiamo un po’ di tempo e vediamo se è vero. Ci vuole un’Europa che sappia difendere i suoi cittadini. Ma se l’Europa non è protetta come potrà proteggere? Quello che è successo con la Brexit è esemplare. Per 20 anni i politici britannici hanno attaccato l’Europa, poi sono andati a un referendum e come volevate che finisse? Adesso dicono che forse l’Unione è una buona cosa. Ma ormai la percezione è diversa. Per questo è importante come parliamo dell’Europa».
 

Lei dice che è addirittura la Terra promessa.

 
«È soprattutto uno strumento. Siamo il 7 per cento della popolazione mondiale. Da soli non andiamo da nessuna parte».

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