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Martina: “Ripartire dai fischi per cambiare e per costruire l’alternativa”
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Segretario Martina, i fischi ai funerali di Genova, è stato detto, dimostrano che il popolo ormai odia il Pd. È vero?

«Per me quei fischi sono un segnale che non dobbiamo sottovalutare ma non accetto nemmeno generalizzazioni. Da quei fischi dobbiamo ripartire per cambiare e per costruire l’alternativa forte a chi governa oggi».

Il Pd viene assimilato alle élite e la nuova maggioranza al popolo. Basta parlare di giorni cattivi come fa Delrio per spiegare questo fenomeno?

«È vero che abbiamo vissuto giorni cattivi. Avvelenati dalle falsità e dalla propaganda di Lega e M5S che anziché unire le forze nell’emergenza hanno esasperato il clima. La ricerca del nemico durante le ore dei soccorsi è stata un’operazione squallida. Ciò detto, oggi la rabbia incrocia paure e solitudini ed esce dalla dimensione privata per diventare un fatto pubblico sempre più spesso. I social sono la nuova piazza. E il nodo della nostra distanza da larghe fasce di cittadini c’è. Va affrontato con sincerità. Il punto per me è dare risposte chiare ai conflitti aperti nella società, sapere chi vogliamo tutelare e rappresentare ed essere coerenti nei comportamenti».

A Genova era praticamente solo. Perché non c’erano ex premier ed ex ministri del Pd a prendersi i fischi con lei e la Pinotti?

«Quando c’è il segretario c’è tutto il partito. Insieme a me erano presenti i parlamentari del territorio e tanti sindaci Pd».

Sono sembrati lunari e indecorosi i commenti di alcuni deputati del Pd preoccupati della quotazione di Atlantia in Borsa.

«Io ho trovato vergognose le falsità di Di Maio e Toninelli su di noi. Ho trovato lunare il “non ricordo” di Salvini che ha votato la norma per le concessioni nel 2008 mentre il Pd votava contro. La nostra posizione sul concessionario è stata netta».

Ma il Pd non ha detto subito che la società Autostrade era indifendibile. Ha parlato invece di processo sommario.

«Abbiamo detto subito una cosa chiara: si accerti la verità e chi ha sbagliato paghi tutto. Autostrade è il concessionario, deve rispondere pienamente di quanto è avvenuto, senza nessuna giustificazione. Noi vogliamo in tempi rapidi i processi della giustizia».

Non avreste fatto meglio a parlare con una voce sola, la sua?

«Abbiamo detto tutti unità nell’emergenza, serietà nelle decisioni e severità verso i responsabili. Sono andato a Genova due giorni dopo il crollo e ho rappresentato la posizione anche al sindaco e al presidente della Regione, nostri avversari. Abbiamo fatto proposte operative come l’avvio di una Zona economica speciale per supportare la logistica del Porto di Genova, sostenuto gli impegni immediati per gli sfollati e per le nuove infrastrutture necessarie alla città. Per noi i cantieri si devono aprire, non bloccare. Un partito serio fa così».

Renzi dice: ribattere colpo su colpo alte falsità di M5S e Lega e querelare. È questa la politica?

«Sicuramente dobbiamo combattere di più per rispondere alla macchina delle falsità. Detto questo, alla politica dell’odio virale dobbiamo contrapporre il nostro impegno diretto a fianco delle persone. Sono convinto che gli italiani chiedano prima di tutto il senso della prospettiva che vogliamo dare al paese. Ed è sempre più chiaro che qui la posta in gioco è quale idea di democrazia abbiamo per il nostro futuro».

La revoca della concessione è giusta?

«Non la escluderei. Ma per essere seri bisogna analizzarne tutti gli effetti, le conseguenze e i costi nell’interesse generale. Ed essere chiarissimi nelle eventuali scelte alternative. Chi fa cosa e come e con quali garanzie. Non il contrario, come ha fatto fino a qui il governo nella sua ansia esasperata di annunci. Non è uno scherzo».

Potete collaborare con il governo a un piano di nazionalizzazioni e di revisione delle concessioni, comprese quelle televisive?

«Dubito, in queste ore il governo su questo ha diverse posizioni. Tra Lega e M5S ma anche dentro il Carroccio. Sono divisi più di quanto appaia. Usano alcuni titoli, come il ritorno delle nazionalizzazioni, con disarmante superficialità e tutta questa propaganda rischiano di pagarla i cittadini. Per me un dibattito serio sulle concessioni, sul ruolo dello Stato e sulla salvaguardia dell’interesse generale andrebbe affrontato. Non so se tutto può ridursi al rapporto tra pubblico e privato. Proverei a riflettere di più soprattutto sulla differenza tra il mero consumo e profitto e la capacità di contribuzione e restituzione alla comunità. Ci sono privati capaci di restituire alla comunità più dello Stato. Il punto è come controlli quest’azione nell’interesse generale».

M5S e Lega si sono presi il Paese per molti anni?

«No, penso che lo spazio dell’alternativa sia più grande di quello che si vede. Il punto è riprendere un impegno largo capace di organizzare tante energie, oltre i partiti, che ci sono e non vogliono stare a guardare. E prepararsi quando presto verranno al pettine i nodi economici e sociali».

Come riparte il Pd? Oggi sembra all’angolo, impotente e fuori gioco.

«Non siamo fuori gioco. Servono umiltà e coraggio. Il Pd riparte rimettendosi in strada, fianco a fianco alle persone che vuole rappresentare, come ha fatto in questi giorni a Genova Federico Romeo, il nostro giovane presidente del Municipio Valpolcevera. Riparte dai bisogni, ascoltando di più e parlando di meno. Riparte dalla lotta alle diseguaglianze che questo governo rischia di esasperare. Un nuovo Pd che insieme ad altre energie dia vita all’alternativa popolare a Lega e M5S».

Serve il dialogo con iniziative anti-populiste come quella di Massimo Cacciari?

«Certamente sì. Con lui e con tutti quelli che sentono l’urgenza di un impegno per passare dall’opposizione all’alternativa. Bisogna chiamare a raccolta tutte le energie disponibili».

Bisogna cambiare nome, oltre alla facce, per non sparire?

«Non partirei dalla coda ma dalla testa. Il punto è il rinnovamento del nostro progetto per il Paese e, certo, anche le persone per rappresentarlo. Ma non ci sono scorciatoie: occorre ripartire da lì. Da quale idea dell’Italia. Schierarsi nei conflitti aperti ogni giorno nella società per portare soluzioni utili a partire dai più deboli. Il nome viene dopo, il contenuto molto prima».

Vi sbrigate per il congresso?

«Lo faremo entro le elezioni europee come deciso insieme in Assemblea nazionale».

Lei si candiderà?

«Vedremo, ho tanto da lavorare ora».

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