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Calenda: “Andiamo oltre il Pd con Gentiloni leader”

Carlo Calenda, cosa ha pensato quando ha visto la foto dell’altra notte dei ministri M5S esultanti sul balcone di Palazzo Chigi?

 
«Penso che siano nell’ordine: molto incompetenti e molto poco seri. E che vengano meno al primo dovere di un governo: tenere in sicurezza il proprio Paese. Questi signori stanno esponendo l’Italia a una violenta speculazione: si rischia di distruggere molta più ricchezza di quanta ne produrrà il deficit, che poi è più debito sulle spalle degli italiani».
 

Sotto Palazzo Chigi c’erano i parlamentari del M5S con le bandiere in mano, però.

 
«Colpisce, infatti, la leggerezza di un flash mob davanti a un’istituzione nel momento in cui si prende una decisione così grave».
 

Ma dal Governo obiettano: il Paese sta con noi. Lei percepisce questo mood o qualcosa sta cambiando?

 
«Il Paese sta con loro finché non si sveglierà dall’illusione che sia possibile inventarsi la crescita in deficit e che ci siano scorciatoie che invece condurranno solo nel burrone. Le crisi finanziarie colpiscono i più deboli perché i ricchi porteranno i soldi fuori dall’Italia nel giro di 5 secondi. Hanno messo a rischio il paese con una leggerezza e arroganza impressionante».
 

Lei è molto critico, ma il Pd è la soluzione del problema?

 
«Il Pd ha sbagliato e sta sbagliando molte cose. Deve rapidamente cambiare rotta».
 

Va rifondato?

 
«Va superato. Il Pd deve partecipare alla costruzione di un fronte progressista molto ampio in vista delle elezioni europee. A capo di questo fronte deve esserci Gentiloni».
 

Domani ci sarà la manifestazione: conferma la sua presenza in piazza del Popolo?

 
«Sì, ma non andrò alla manifestazione per il Pd, ma con il Pd per l’Italia che ha paura e che ha bisogno di un paese serio e forte. Noi dobbiamo stare con chi ha paura. E una reazione deve esserci anche da parte della classe dirigente non politica. Sono rimasto a questo proposito molto sorpreso».
 

Da cosa?

 
«Dalla mancanza di una voce forte dei sindacati e, ancora più incredibile, da quella debolissima di Confindustria».
 

Ma nelle settimane scorse il presidente Boccia si era detto pronto a scendere in piazza contro il governo.

 
«Tranne poi lodare Salvini 24 ore dopo. Guardi, raramente, anzi mai, mi era capitato di vedere un presidente di Confindustria che, davanti a una situazione drammatica come quella di oggi, dice “vedremo se il Def creerà lavoro”, facendo finta di non conoscerne i contenuti. Gli imprenditori italiani meritano di meglio. Serve una reazione civica dei corpi intermedi».
 

Ma i corpi intermedi non sono in crisi?

 
«Se stanno tramontando i corpi intermedi, che per me sono invece molto importanti, è anche per la loro mancanza di autorevolezza e coraggio nei passaggi più difficili».
 

Ma si ritorna sempre all’alternativa strutturale e politica: lei ha provato a organizzare una cena con Renzi, Gentiloni e Minniti. E ne è nato un caso. Grottesco, non trova?

 
«La storia della cena è stata il paradigma di un partito dove non ci si riesce più a parlare. Io sarò stato anche ingenuo, dovevo capire che le regole della politica non sono quelle di un mondo normale, ma almeno c’ho provato».
 

Alla fine lei è andato a pranzo con Gentiloni, però.

 
«Paolo Gentiloni è una persona seria. Oltre ad avere una grande autorevolezza in Italia e all’estero. Ecco perché, per me, deve essere lui a guidare un fronte largo dei progressisti superando il Pd».
 

E Renzi?

 
«Non lo capisco più. E mi fermo qui perché in questo momento occorre guardare avanti».
 

Voterà alle primarie?

 
«Sì, andrò a votare per chi proporrà la costituzione di un fronte progressista contro lo sfascio di questo paese in vista delle europee che saranno come le elezioni del ’48, definiranno il nostro posizionamento nel mondo».
 

Lei si candiderà alle europee?

 
«Sì, se ci sarà questo fronte, largo e con persone nuove, sono pronto a fare la mia parte».
 

Al momento però l’unico candidato alla guida del Pd è Nicola Zingaretti, attaccato dai renziani perché sarebbe a favore di un accordo con il M5S.

 
«Nicola ha smentito più volte questa versione. Ogni giorno che passa si capisce sempre di più perché un accordo tra M5S e Pd è fuori dal mondo: i grillini vanno combattuti a viso aperto. Abbiamo visto come operano, a partire da Roma».
 

Rammarichi per il tavolo per il rilancio che lanciò con Raggi?

 
«Io sono l’unico che ha provato a lavorarci, ma sono dilettanti allo sbaraglio, confusi e arroganti».
 

In caso di ritorno anticipato alle urne nella Capitale si fa il suo nome: smentisce?

 
«Io sindaco? Sono impegnato nella battaglia nazionale. Se non si rialza l’Italia, non si rialza nemmeno la Capitale».

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