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Chi è interessato all’Italia al Referendum voterà Sì
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“Inutile girarci intorno: i voti di destra saranno decisivi al referendum. La sinistra, ormai, è in larghissima parte con noi. Direi che la stragrande maggioranza è con noi. La questione vera oggi è la destra. E l’elettore di destra oggi si trova di fronte a due scelte: votare sul merito, non votare sul merito. Se la scelta diventa votare sul merito vota Sì e sono certo che alla fine andrà così. Sulla scheda elettorale in fondo non c’è scritto volete voi cancellare dalla faccia della terra il governo Renzi. Il governo Renzi può essere cancellato ogni giorno in Parlamento, in qualsiasi momento, o alle elezioni politiche, dai cittadini. Oggi si discute di altro. Oggi si discute di Italia, non di una persona”.

“Mi chiedono perché ho scommesso così tanto sul referendum. Chi guida la coalizione che vota No al referendum costituzionale lo fa perché non è interessato al merito ed è interessato solo alla persona del presidente del Consiglio. Sono loro che personalizzano, non io”.

“Il No ha tante facce perché dire no oggi alla riforma delle riforme è l’ultima occasione per difendere il fortino. Sia a destra sia a sinistra in molti hanno proposto riforme costituzionali che andavano nella stessa direzione della nostra riforma. Qualcuno aveva proposto riforme persino più audaci della nostra. Oggi, invece, quelle stesse persone gridano allo scandalo. Usano espressioni senza senso. Mettono in discussione la legittimità di questo Parlamento a fare le riforme quando questo Parlamento ha senso che vada avanti solo se fa riforme, non il contrario”.

“Le opposizioni hanno un obiettivo nobile dal loro punto di vista: buttare giù il governo. Io ne ho uno un pochino più nobile: tirare su l’Italia. Loro hanno un disegno chiaro, che io rispetto, ma che non condivido. Io dico loro: provate pure a buttarmi giù, ma fatelo quando ci saranno le elezioni politiche, non fatelo oggi che si vota su una riforma storica”.

“Si illude chi pensa che questa esperienza romana, sulla quale cerco di utilizzare meno aggettivi possibile, perché noi con Roma vogliamo collaborare, possa cambiare il giudizio degli elettori che vogliono votare Grillo”.

“Non mi occupo delle dichiarazioni di Beppe Grillo. Anche se nella sua analisi di Palermo, si fa per dire analisi, dice una cosa chiara: io dico di no perché dire di no per me è la più alta forma di politica. No alle Olimpiadi, no all’Expo, no a un accordo su una legge elettorale, no al referendum. Poi, a forza di dire no, la legge dantesca del contrappasso ti porta a riprenderteli tutti quei no, persino dai tuoi candidati assessori. Chi dice solo no, non vuole neppure provare a governare. Noi ci stiamo provando. E dire di no non la consideriamo la nostra più alta forma di politica”.

“Trovo impressionante che nessuno si ponga una sola domanda sul fatto che il partito che ci accusa comicamente di aver messo in pratica una svolta autoritaria è lo stesso partito controllato da una S.r.l. privata che fa incassi attraverso l’attività di un movimento politico e che firma contratti privati con i sindaci con tanto di penale. Trovo allucinante che nessuno ponga questo tema, ma siccome nessuno lo fa non sarò certo io a farlo…”.

“Credo di essere il presidente del Consiglio che ha girato di più l’Italia e ho trovato in tutto il paese diverse città pronte al cambiamento, da Bergamo a Bari passando per Catania. Ma non necessariamente città del nord. E non necessariamente amministrate da sindaci del Pd. A Lecce c’è un sindaco di centrodestra che sta governando bene. Lo stesso le potrei dire per il sindaco di Agrigento. O il sindaco di Licata. Lo stesso purtroppo non posso dire per altre città importanti che vedo in difficoltà. E non ci vuole molto a dire che se una città come Napoli fosse stata amministrata come Salerno la spinta al cambiamento oggi sarebbe possibile anche lì”.

Queste dichiarazioni sono parte di un colloquio di Matteo Renzi con Claudio Cerasa de ‘il Foglio

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