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INPS, Taddei: Jobs Act, riforma di sinistra che guarda ai giovani
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“I dati dell’Inps evidenziano l’impatto positivo determinato dal Jobs Act sul mercato del lavoro. Sono diminuiti i licenziamenti e sono aumentate le assunzioni a tempo indeterminato favorendo l’ingresso dei giovani nel mondo del lavoro. Una riforma di sinistra che ha cominciato ad abbattere la drammatica foresta pietrificata in cui si era trasformato il nostro mercato del lavoro”, commenta il responsabile economico del PD Filippo Taddei.

“Per superare i ritardi e le ingiustizie del passato, soprattutto nei confronti del lavoro giovanile e femminile, ancora vi è molto da fare ma senza dubbio siamo riusciti ad invertire la rotta. Siamo anche intervenuti sui voucher per combattere gli abusi ed evitare la precarizzazione”.

 

Per Alessia Rotta, responsabile Comunicazione del Partito democratico, “il mercato del lavoro è stato rimesso in moto grazie alle riforme del governo e dal lavoro del Pd. Sia l’Inps che l’Ocse evidenziano come il Jobs Act sia stato determinante per questo processo di ripartenza.

I dati dell’Inps dimostrano gli effetti positivi delle riforme che fanno registrare un aumento delle assunzioni a tempo indeterminato, il calo della disoccupazione e una diminuzione dei licenziamenti consentendo, inoltre, ai giovani di entrare con più facilità nel mondo del lavoro. Riforme progressiste, riforme di sinistra.

Resta ancora da lavorare sul fronte della disoccupazione giovanile e per combattere i rischi di precarizzazione ma indubbiamente si è imboccata la strada giusta”.


La vicepresidente della Commissione Lavoro a Palazzo Madama, Maria Spilabotte, sottolinea “il presidente dell’Inps, nella sua relazione annuale al Parlamento, conferma oggi che il Jobs Act è una riforma pensata per i giovani e che, con la sua entrata in vigore, i licenziamenti non sono aumentati ma diminuiti. Insomma, una riforma di sinistra e rivolta al futuro, che ha già permesso l’accesso al lavoro stabile alle ragazze e ai ragazzi, prima di fatto precluso e che anche secondo l’Ocse ha favorito la ripresa del mercato del lavoro in Italia e la sostituzione dell’occupazione precaria con occupazione stabile. Un’inversione di tendenza completa rispetto al passato che ci incoraggia ad andare avanti con decisione con le riforme, perché sappiamo che in Italia c’è ancora molto da fare”.

*****

Nel rapporto Inps, si legge che “Il 2015 è stato caratterizzato da un forte incremento nella quota di assunzioni con contratti a tempo indeterminato ai danni dei contratti a tempo determinato.

I dati dell’osservatorio sul precariato dell’INPS documentano come il numero di contratti a tempo indeterminato sia aumentato di più di mezzo milione nel 2015. Il numero dei contratti senza una data di scadenza è aumentato complessivamente del 62%; per i giovani con meno di 30 anni questa percentuale sale al 76%. In particolare nel 2015 si contano 2.394.000) di lavoratori interessati da assunzioni o trasformazioni a tempo indeterminato e 1.572.000 coloro che ha beneficiato dell’ esonero contributivo, pari al 66% (1.121.000 per assunzioni a tempo indeterminato).

Strumento usato da 575.000 imprese, un terzo del totale delle imprese con dipendenti. Il 30% dei rapporti esonerati ha coinvolto lavoratori sotto i 30 anni. A partire da marzo 2016, il saldo mese per mese di assunzioni e cessazioni in questi contratti prefigura, alla luce dell’esperienza passata, una stabilizzazione su questi livelli più alti. Lo si legge nel 15.mo rapporto annuale dell’INPS, pubblicato oggi. Si calcola che poco meno della metà (43%) dei contratti attivati con l’esonero sono stabilizzazioni di lavoratori all’interno della medesima impresa presso la quale già erano occupati (a tempo determinato o con collaborazione a progetto o con contratto di lavoro somministrato), mentre nel 57% dei casi riguardano assunzioni di lavoratori esterni all’impresa.

Quasi l’80% dei contratti attivati con l’esonero risulta realizzato da imprese nuove o comunque in crescita, mentre poco più di un quinto è legato al turnover interno ad aziende stabili o anche in ridimensionamento occupazionale.

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