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Il nuovo Jobs act per conciliare vita e lavoro
I

Congedi parentali
Via libera ai nuovi congedi parentali. Il Cdm ha dato l’ok definitivo alle nuove norme previste dal Jobs Act per le quali il tempo per fruire del congedo facoltativo è stato allungato fino a 6 anni ( prevista l’estensione fino a 8 anni per le famiglie meno abbienti) con retribuzione al 30%, e a 12 anni di età del bambino per i mesi di congedo non retribuito. Si riduce inoltre da quindici a cinque giorni il periodo di preavviso al datore di lavoro. Prevista anche la possibilità di ‘trasformare’ il congedo parentale in part-time al 50%. Analoga previsione viene introdotta per i casi di adozione o di affidamento.

In materia di congedi di paternità, viene estesa a tutte le categorie di lavoratori, e quindi non solo per i lavoratori dipendenti, la possibilità di usufruire del congedo da parte del padre nei casi in cui la madre sia impossibilitata a fruirne per motivi naturali o contingenti. Sono inoltre state introdotte norme volte a tutelare la genitorialità in caso di adozioni e affidamenti prevedendo estensioni di tutele già previste per i genitori naturali. Importante l’estensione dell’istituto della automaticità delle prestazioni (ovvero l’erogazione dell’indennità di maternità anche in caso di mancato versamento dei relativi contributi) anche ai lavoratori e alle lavoratrici iscritti alla gestione separata non iscritti ad altre forme obbligatorie.

Riordino degli ammortizzatori sociali
Fissata in 24 mesi la durata massima della cassa integrazione, che può salire a 36 se precedentemente sono stati usati i contratti di solidarietà, che riducono l’orario di lavoro. Secondo quanto annunciato dal ministro del Lavoro, Giuliano Poletti, al termine del consiglio dei ministri, tale riordino produce “una disponibilità di risorse che portano a stabilizzare a 24 mesi la Naspi”, la durata del nuovo assegno di disoccupazione introdotto dal Jobs act.

Il ministro ha inoltre precisato che in uno dei decreti che dovranno andare all’esame delle Commissioni parlamentari competenti è previsto anche “un assegno di ricollocazione” ovvero un assegno “che può essere usato per acquistare servizi per il ricollocamento” da parte di un lavoratore che perde un lavoro dopo sei mesi.

L’agenzia per le politiche attive del lavoro
Viene creata l’Anpal, l’Agenzia nazionale per le politiche attive del lavoro, che avrà il compito di compilare un albo nazionale dove registrare tutte le agenzie che potranno collaborare con il settore pubblico per aiutare le persone a trovare – o ritrovare – un lavoro. Entro due mesi cfhi perde il lavoro si vedrà convocato dai centri per l’impiego: se non si presenta, gli verrà tagliato l’assegno di disoccupazione.

L’agenzia per l’ispettorato del lavoro
“Viene istituita l’agenzia dell’ispettorato del lavoro”, ha sottolineato il ministro, con il compito di definire “la programmazione ispettiva e le modalità di accertamento” e di coordinare gli ispettori di Inps e Inail. L’obiettivo, per Poletti, è “produrre coordinamento, evitando sovrapposizioni e rendendo più razionali le ispezioni”.

Archiviati i co.co.pro
Non potranno più essere attivati contratti di collaborazione a progetto, mentre quelli già in essere potranno proseguire fino alla loro scadenza. Il comunicato del Consiglio dei Ministri spiega che, a partire dal 1 gennaio 2016, ai rapporti di collaborazione personali che si concretizzino in prestazioni di lavoro continuative ed etero-organizzate dal datore di lavoro, saranno applicate le norme del lavoro subordinato. Restano salve le collaborazioni regolamentate da accordi collettivi, stipulati dalle organizzazioni sindacali sul piano nazionale, che prevedono discipline specifiche relative al trattamento economico e normativo in ragione di particolari esigenze produttive ed organizzative del relativo settore.

L’obiettivo del Governo è quello di espandere le tutele del lavoro subordinato: per questo, dal 1 gennaio 2016, scatterà un meccanismo di stabilizzazione dei collaboratori e dei lavoratori autonomi che hanno prestato attività lavorativa a favore dell’impresa.

Altre novità riguardano alcune tipologie di contratto come il part-time: il datore di lavoro potrà chiedere al lavoratore un impegno maggiore, non superiore al 25% delle ore lavorate settimanali, con il diritto del lavoratore ad una maggiorazione onnicomprensiva della retribuzione, pari al 25 per cento per le ore di cui è variata la collocazione o prestate in aumento.

Il comunicato del CdM

Il dossier a cura dei Deputati Pd

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