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La morte di Satnam Singh è un atto bestiale. Schlein: “Ucciso da sfruttamento e disumanità”

“Siamo qui oggi, eravamo qui anche ieri“. La segretaria del Pd, Elly Schlein, lo ha detto a Latina, a margine della manifestazione contro il caporaloto, indetta dalla Cgil a seguito della morte di Satnam Singh, il bracciante abbandonato con un braccio tranciato davanti alla sua abitazione dal datore di lavoro, e successivamente morto. “Ero qui – ha continuato la segretaria dem – nel 2018 accanto alla comunità sikh, sfruttata per pochi euro, bastonata quando non lavora abbastanza e sottoposta anche a dover prendere delle sostanze dopanti per lavorare di più. C’eravamo ieri, ci siamo oggi e posso assicurare che come Partito Democratico ci saremo anche domani per un presidio permanente per bonificare l’Agro Pontino dal caporalato e dalle infiltrazioni mafiose“.

Satnam Singh – ha detto ancora Schlein – è un nome che non bisogna dimenticare perché non è morto in un incidente sul lavoro, è stato ucciso dallo sfruttamento, è stato ucciso dal caporalato, è stato ucciso dalla disumanità di chi l’ha mollato con un braccio mangiato da un macchinario davanti a casa senza portarlo a curarsi. Satnam Singh merita giustizia e la giustizia deve fare il suo corso”.

“Il bracciante indiano di 31 anni che a Latina ha perso la vita non è semplicemente un morto sul lavoro. È vittima di un vero e proprio omicidio“. Così il capogruppo Pd in Commissione Lavoro, Arturo Scotto. “Scaraventare un essere umano per strada con un braccio amputato da un macchinario è un atto bestiale. Di una violenza che ci riporta alla servitù della gleba. Occorre continuare a denunciare che il caporalato non è solo una pratica odiosa, ma il ganglio di una catena produttiva che usa questi strumenti per risparmiare sul lavoro. E molto spesso con la partecipazione attiva della mafia. Non è la prima volta che questo accade nell’agro pontino: occorre che il Governo metta in campo una mobilitazione vera di mezzi per contrastare questi fenomeni. Non bastano le parole di circostanza“, conclude Scotto.

La vicinanza del Pd alla moglie, e alla famiglia di Satnam Singh, la esprime anche Cecilia Guerra, responsabile Lavoro nella segreteria del Partito democratico. Ma, come è evidente, a questa si aggiunge la consapevolezza “che al dolore profondo della separazione si associa la drammatica consapevolezza della doppia violenza subita“, scrive Guerra in una nota. “La violenza delle condizioni in cui Singh era costretto a lavorare, non di certo idonee a tutelarlo dal rischio di incidenti. La violenza atroce di chi ha preferito cercare di nascondere le proprie responsabilità al dare soccorso a questo giovane lavoratore, compromettendone inevitabilmente le possibilita di sopravvivenza. La morte di Singh, per la quale pretendiamo verità e giustizia, sarà per noi un ulteriore sprone, non solo a combattere con determinazione il cancro del caporalato, ma anche a pretendere un impegno collettivo senza tregua per contrastare l’agromafia della provincia di Latina”.

Un cambio di passo radicale, e il superamento dellaBossi-Fini è quello che chiede la responsabile Agricoltura della segreteria del Pd, Camilla Laureti. “Dobbiamo rilanciare – scrive in una nota – l’impegno contro lo sfruttamento del lavoro, anche e soprattutto in agricoltura. Le leggi ci sono e vanno applicate. Quello che serve è un maggiore reale coordinamento fra tutti gli organismi preposti alla vigilanza (dall’Ispettorato nazionale del Lavoro alle Asl alle Forze dell’Ordine) e serve superare la legge Bossi-Fini per favorire la regolarizzazione dei lavoratori stranieri e delle lavoratrici straniere. Su questo tema, chiediamo al governo e alla regione Lazio un cambio di passo radicale: la salute e la sicurezza di lavoratori e lavoratrici deve essere un obiettivo irrinunciabile per un paese democratico”.

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