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Guerini: ora basta cercare rivincite, il segretario ha vinto un congresso
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Lorenzo Guerini, a due mesi dal congresso ilPd è di nuovo sull’orlo di una crisi di nervi. Cos’ha questo partito?
«Abbiamo celebrato un congresso due mesi fa, hanno partecipato quasi due milioni di elettori. Un congresso con un esito chiaro nella scelta del leader e del progetto per l`Italia. Credo che tutti dovremmo rispettare quell’esito e non cercare dal giorno dopo, come spesso accaduto anche in passato, una rivincita che peraltro mi sembra alquanto improbabile».

 

Le riflessioni sulle amministrative di Franceschini, Prodi, Veltroni, sono solo un modo per riaprire il congresso?
«La discussione è l’essenza stessa di un partito. E mi pare che il Pd non sia un soggetto che non si confronta e non discute. Le opinioni, anche critiche, servono a far crescere il partito. Dopodiché, i nostri militanti e chi osserva il nostro dibattito sanno distinguere i contributi, anche critici, ma costruttivi, dalla strumentalizzazione dei temi per altri fini».

 

In direzione si rischia la rottura tra Renzi e Franceschini?
«Primo, non personalizzerei le questioni. Secondo, non ci sarà nessuna rottura: siamo un partito che discute, ma con lo sguardo rivolto all’orizzonte, che è quello delle prossime elezioni e delle nostre idee per l’Italia. Sono certo che da parte di tutti ci sia consapevolezza che questo è l`obiettivo primario».

 

Ma le amministrative sono andate male, come lo scorso anno e come il referendum. Non è il caso di capire perché?

«Le amministrative sono diversedalle politiche, come si è visto spesso. Non ha senso mischiare i piani. Alle politiche la scelta sarà molto chiara. Da una parte l`avventura populista di M5s e del centrodestra a trazione leghista, dall`altra il Pd con una proposta di cambiamento possibile. Gli italiani si confronteranno su queste opzioni di fondo e sapranno scegliere la serietà delle nostre proposte. E lo dico con grande rispetto per le forze minori».

 

Per la Madia Pisapia è vostro alleato naturale, Sala pensa che un`intesa sia impossibile. Chi ha ragione?
«Penso che il Pd debba valorizzare i risultati di questi anni di lavoro e definire le proposte per il Paese. Sul merito delle questioni siamo interessati ad ascoltare tutti e a discutere. Constato che nella manifestazione di sabato più che i contenuti sono emerse posizioni contro il Pd e il suo segretario. Ma, come mi è riconosciuto, sono una persona paziente e fiduciosa…».

 

Orlando chiede un referendum sulle alleanze…
«Chiuderei qui la polemica, francamente un po’ stucchevole, e concentrerei le energie per rafforzare il Pd e provare avincere le elezioni. Concentriamoci su temi che interessano gli italiani, come abbiamo fatto con il Jobs act, la quattordicesima a 3,5 milioni di pensionati, l’avvio dell’Ape…».

 

Pensate riprendere il 40%?
«C`è un numero consistente di italiani, come si è visto anche al referendum, che crede in una politica capace di fare le riforme. A quell’Italia dobbiamo guardare. Ciò detto, ci confronteremo col Parlamento che uscirà dal voto degli italiani».

 

Quindi chi vi vota non sa con chi vi alleerete…
«Col proporzionale si vota un partito e la sua proposta. Noi volevamo una legge elettorale maggioritaria, abbiamo provato a farla, ma ci siamo scontrati col fatto che la maggioranza del Parlamento era indisponibile. Abbiamo fatto sforzi ben visibili, come Pd. Tutti hanno visto cosa è successo, da soli non abbiamo i numeri. Se ci sarà un`iniziativa da parte della altre forze, non ci sottrarremo al confronto».

 

Ci sarà una nuova rottamazione? Il limite dei tre mandati verrà applicato rigidamente alle candidature?
«Non mi appassionerei ai retroscena di questi giorni. Abbiamo uno statuto che dice alcune cose, partiremo da lìsapendo che c`è la possibilità di deroghe. Poi è evidente che ci sarà, nella compilazione delle liste, anche la valorizzazione di figure nuove che diano il senso dell`apertura del Pd alla società».

 

Da Pisapia c’erano molti dirigenti Pd. Temete altre scissioni?
«Assolutamente no».

 

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