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Guerini: «La base non vuole fermare il cambiamento»
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«Nessun altro partito in Italia fa quello che facciamo noi, un congresso che coinvolge migliaia di militanti che votano in carne e ossa e che poi con le primarie aperte scelgono il proprio segretario». Lorenzo Guerini, coordinatore della mozione Renzi, difende il congresso e l’affluenza al voto degli iscritti respingendole accuse di poca chiarezza e provando a mettere fine alla guerra dei numeri che va avanti da giorni, ormai.

Gli sfidanti di Renzi dicono che i conti non tornano.

«Questa battaglia sui numeri non ha senso. È una battaglia che qualcuno ha voluto combattere forse come reazione all’andamento del congresso non in linea con le aspettative. Credo che tutti dovremo avere rispetto per gli oltre 250mila iscritti che hanno partecipato a questa prima fase del congresso, a dimostrazione del fatto che c’è un popolo, una base sociale su cui si fonda il Pd. Poi, il nostro partito ha tutti gli strumenti e la capacità per accertare se ci sonò’ stateirregolarità. Anche in questo siamo diversi dagli altri».

 

Ma anche voi della mozione Renzi non vi aspettavate un risultato così buono per l’ex segretario. È vero o no?

«Di questo risultato io ero certo da tempo perché in questi anni sono stato tra coloro che più ha girato nei circoli e nei territori. L’affermazione straordinaria di Renzi ci dice chiaramente che c’è un popolo del Pd che si riconosce nel suo segretario uscente e che non vuole interrompere il processo di cambiamento che con la sua segreteria è iniziato. Non sono mancate le critiche, ovvio, ma i militanti continuano a riconoscere in Renzi l’unica leadership, senza voler con questo sminuire le figure di Andrea Orlando e Michele Emiliano per la partita che stanno giocando con le loro mozioni che rappresentano culture e sensibilità diverse».

 

Guerini, gli sfidanti sostengono che in questi anni c’è stata un’emorragia negli iscritti.

«Ai congressi di circolo appena conclusi hanno votato 266.726 iscritti, pari al 59,29% dei 449.852 tesserati. Al precedente congresso aveva partecipato il 55,34% su 530mila iscritti. Mi spiegate da dove nasce questa polemica sul crollo della partecipazione e degli iscritti? Vorrei anche aggiungere che il secondo partito italiano ha meno di 50mila iscritti, altri non ne hanno proprio. Si fa molta polemica sul nostro congresso: siamo gli unici a farlo. Altrove i leader si scelgono, per finta, con un clic su una tastiera».

 

Sia Orlando sia Emiliano sono convinti che dalle primarie del 30 aprile possono arrivare sorprese. Non temete che ai gazebo possa scattare il “tutti contro Renzi”?

«Qui non siamo alle estrazioni del lotto, siamo dentro un congresso politico che nel corso del primo step ha dato un risultato importante. La nostra base, i nostri militanti, non sono extraterrestri. Basta girare nei territori per capire che questo dato non si scosterà molto daquello che verràfuori dal 30 aprile. Io sono il coordinatore della mozione Renzi, quindi è chiaro che il mio impegno è finalizzato ad ottenere lo stesso risultato alle primarie e sono certo che sarà così. Ma sono anche convinto che da questo momento in poi sia necessario far partire un grande processo di partecipazione. Noi siamo l’unico partito in Italia ad avere uno statuto che prevede un confronto vero nei circoli e un coinvolgimento così imponente per la scelta del suo segretario».

 

Cuperlo ha fatto un appello anche a Mdp per andare a votare il 30 aprile. Ha fatto bene?

«Per votare alle primarie del Pd bisogna aderire ai valori del Pd e al profilo della sua proposta politica. Trovo singolare che si faccia appello ad altri partiti, e soprattutto a chi, come Mdp, non mostra certo generosità di giudizio nei nostri confronti. Secondo il nostro Statuto, infme, vorrei ricordare, che non possono votare alle primarie gli iscritti ad altri partiti e movimenti».

 

Totò Cuffaro dice che «se Renzi vince il congresso, il Partito della Regione, e cioè il progetto siciliano di Partito della Nazione, inizia a diventare progetto realizzabile».

«Quella di Cuffaro è una provocazione, un modo di gettare fumo sul nostro congresso. Il Pd vuole andare alle prossime elezioni con una legge elettorale che permetta di avere una maggioranza in grado di governare. Non abbiamo alcuna intenzione di dare vita ad alleanze spurie. Noi abbiamo detto che il modello elettorale a cui guardiamo è il Mattarellum, quando inizieremo la discussione alla Camera voglio vedere quali posizioni assumeranno le forze politiche».

 

C’è chi dice che si punta al Mattarellum con la consapevolezza che tanto verrà affossato al Senato. Cioè, un bluff. Lei ci crede davvero alla possibilità che vada diversamente?

«Il primo voto ci sarà alla Camera. Ripeto, vediamo chi si assumerà la responsabilità di nonvotarlo sostenendo che poi al Senato non ci sarebbero i voti».

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