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Gualtieri: “A Roma basta Austerity. Ecco la mia rivoluzione verde”
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Perché i romani non dovrebbero confermare la sindaca Virginia Raggi?
«Per il disastro sotto gli occhi di tutti. Rifiuti, trasporti, manutenzione. Tutto gestito in modo penoso». Roma è una città complicata ma «dobbiamo smettere di assuefarci all’idea che la città sia ingovernabile. I romani hanno partecipato ordinatamente alla più efficiente campagna di vaccinazione d’Europa». Così Roberto Gualtieri, candidato sindaco a Roma per il centrosinistra, in un’intervista rilasciata a The Post Internazionale.

La sindaca dice: «Ho risanato i conti, rimesso in regola i bandi…». «Mettiamola così: l’operazione è riuscita, ma il paziente è morto (…) Puoi avere le casse piene, ma se non hai capacità di progettare e di fare investimenti, quelle casse diventano lo specchio di una città che cade a pezzi». Raggi sostiene di aver lavorato per ridurre gli sprechi. «Investire non vuol dire sprecare, eh. Roma ha vissuto cinque anni di inutile austerity thatcheriana».

Un altro difetto raggiano? «La guerra senza quartiere alle associazioni di volontariato e al terzo settore. Chiunque giri per la città sa che in quei corpi intermedi ci sono risorse incredibili. Negli ultimi mesi mi sono venuti incontro ragazzi che sventolavano bilanci municipali, anziani con mappe dettagliate del territorio».

«Voglio inondare di verde la città». Ce n’è tanto. «Non abbastanza. Il verde, oltre a essere bello, aiuta a mitigare l’aumento delle temperature. E poi serve un lavoro diffuso di rigenerazione urbana. Due cose sulla città dei 15 minuti le dico, però». Certo. «Vorrei che Roma diventasse una città con una vera prossimità dei servizi, cioè parchi, nidi, biblioteche, e delle relazioni: la creazione di un senso di comunità e di cura del prossimo. E poi, come il sindaco Luigi Petroselli negli anni Settanta fece i centri anziani, io vorrei fare i centri giovani, in tutti i quartieri».

L’insegnamento di Luongo. «Ascoltare, perché tutti possono dare un contributo. E valorizzare le capacità di ogni singola persona. Tra l’altro è quello che ho provato a fare quando ho guidato il ministero dell’Economia». Cioè? «Ho messo tutti a lavorare dalla sera alla mattina, giornate lunghissime, alleggerite dal fatto che c’era un clima di condivisione degli obiettivi. E ognuno era ben responsabilizzato».

Il ministro per i Rapporti con il Parlamento, Federico D’Inca, dice che al secondo turno ci potrebbe essere un accordo tra Pd e M5S: lei voterebbe la Raggi? «Al ballottaggio andrò io. E sarei contento dei voti dell’elettorato Cinque Stelle e di quello di Calenda. Riterrei naturale che entrambi non dessero la loro preferenza a Michetti. Ma non faremo apparentamenti».

 

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