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Tonini: “Sì al dialogo per portare i 5Stelle all’unità nazionale per l`Europa”
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Mentre il Pd sembra diviso anche solo sul fatto di sedersi al tavolo con il M5s, con una direzione che rischia di trasformarsi in una conta sanguinosa tra renziani e non, un “liberal” e renziano storico come Giorgio Tonini, nella scorsa legislatura presidente della commissione Bilancio del Senato, invita il suo partito a superare le pur legittime perplessità e ad avviare un serio percorso di confronto con il M5s. «Io credo che noi non possiamo non aprire un tavolo con il M5s – avverte Tonini – Perché è vero che abbiamo perso le elezioni, ma è anche vero che non le ha vinte nessuno e quindi non possiamo scegliere di stare all’opposizione disinteressandoci del fatto che il Paese abbia un governo. Dopo l`allontanamento dello spettro di un governo M5s-Lega, che sarebbe la soluzione peggiore per il Paese, abbiamo il dovere di metterci in gioco per provare a dare una soluzione positiva alla crisi. Il M5s è in una fase di grande cambiamento e di incertezza: ha iniziato alleandosi in Europa con Farage e ha finito con il tentativo di avvicinarsi a Macron. Spingere i pentastellati, una forza votata da un italiano su tre, nelle braccia di Matteo Salvini significherebbe spostare il Paese sull’asse di Visegrad, sovranista-nazionalista, invece che su quello di Parigi-Berlino. Ossia fuori dalla tradizione atlantica e occidentale dell’Italia, verso Putin e all’interno dell`asse europeo dell`Est».

Quindi il Pd dovrebbe in un certo senso aiutare il M5s ad evolversi nella giusta direzione?
Io dico che il dialogo con il M5s può trasformarsi in una grande opportunità per il Pd e per il Paese, portando i pentastellati a una sorta di unità nazionale per l’Europa.

Ma il programma del M5s, a partire dal reddito di cittadinanza, sembra andare nella direzione di un allentamento del rigore dei conti pubblici. E quindi in direzione opposta alle regole europee.
Loro propongono una politica di spending che è, più che fuori dalla regole europee, fuori dalla realtà considerando l`alto debito pubblico italiano. In questi anni il Pd ha percorso il “sentiero stretto” di Padoan: ogni anno un po’ più di avanzo primario in modo da ridurre a piccoli passi la curva del debito. Ma bisogna ammettere che questa politica dei piccoli passi, dell’avanzo primario, è stata clamorosamente bocciata dagli elettori: al Nord con la richiesta di minori tasse, al Sud con la richiesta di una maggiore protezione assistenzialista. La risposta può essere una sola: l’Europa.

Ossia agganciarsi al riformismo macroniano?
Sì, l’Italia può uscire dal sentiero stretto solo dando una mano al progetto riformista messo in campo dal presidente francese: conquistare la capacità fiscale dell’eurozona. In questo modo il nostro Paese beneficerebbe tra l’altro degli investimenti europei. Il prossimo governo deve porsi questo orizzonte strategico, in una sorta di unità nazionale per la riforma dell`Europa. E il Pd a mio avviso deve provare ad accompagnare il M5s su questa strada e non spingerlo sulla strada di Visegrad.

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