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Gelli: con il Sì cala la spesa per la Sanità e si accorcia il divario Nord-Sud
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Stanno nascendo tra i professionisti del mondo sanitario i primi comitati “Sì per un’Italia in salute”, promossi da Federico Gelli, responsabile sanità del Pd.

 

In che modo la riforma costituzionale potrebbe incidere sulla sanità italiana?
Tra le conseguenze della riforma spiega Gelli – ci sarebbe la modifica del Titolo V, e verrebbe meno la cosiddetta legislazione concorrente tra Stato e Regioni. Si potrà ristabilire in questo modo un primato statale nelle decisioni di politica sanitaria, politica sociale e sicurezza alimentare ponendo fine alle derive federaliste che hanno portato in questi anni all’esplosione della spesa e all’acuirsi di quel gap storico tra nord e sud. Non ultimo, troverebbe soluzione il problema legato al contenzioso tra Stato e Regioni.

 

Cosa intende per “derive federaliste”?
La riforma della Costituzione approvata nel 2001 ha dato vita a ventuno sistemi sanitari diversi. Tutto questo ha determinato l`incapacità del sistema di assicurare in modo omogeneo i Lea (Livelli essenziali di assistenza), eludendo i principi di equità e universalità sui quali si fonda il nostro servizio sanitario nazionale.

 

Significa che se vincesse il “Sì” le Regioni non si occuperebbe più di sanità?
Assolutamente no. Le regioni, se vincerà il “Si”, continueranno a detenere “la potestà legislativa in materia di programmazione e organizzazione dei servizi sanitari e sociali”. Semplicemente governo e Parlamento saranno chiamati ad assumere un maggior ruolo nelle grandi decisioni di indirizzo e politica sanitaria, perché non possiamo ancora tollerare che la garanzia di un diritto costituzionalmente garantito, come quello alla salute, sia così variabile a seconda del luogo di residenza. Non dimentichiamo che la situazione attuale rischia seriamente di peggiorare l`inadeguatezza dei sistemi sanitari regionali più deboli limitando soprattutto le tutele sanitarie delle fasce più fragili e bisognose della popolazione.

 

Basterebbe la modifica della Costituzione per raggiungere questo obiettivo?
Il referendum può essere un primo passo per una più ampia riforma sanitaria che sappia mantenere i tanti aspetti d’eccellenza del nostro sistema ancora uno dei migliori al mondo – adattandolo però alle nuove esigenze, oltre che a un sempre maggior bisogno di qualità ed efficienza nella gestione delle risorse.

 

Pensa siapossibile riuscire a spiegare tutto questo al cittadini?
Lo spero. Confido nel fatto che i comitati “Sì per un’Italia in salute” sono composti da professionisti della sanità, in primo luogo medici e infermieri, che non possono non avere un approccio molto pragrnatico nel presentare temi e argomenti che fanno parte del loro lavoro quotidiano. In un ambito come questo non è poi possibile fare discorsi fumosi: i cittadini, giustamente, quando si parla di sanità pretendono chiarezza.

 

Chi volesse creare un comitato cosa deve fare?
È molto semplice. Basta andare sul sito www.bastaunsi.it, cuccare nella sezione ‘Crea un comitato’ inserire i dati del coordinatore e il nome del comitato “Sì per un’Italia in salute” con l’aggiunta di una specifica territoriale e tematica (per esempio: “Sì per una Italia in salute – Milano infermieri Ospedale Niguarda”). A questo punto basta inserire almeno 4 altri componenti, numero minimo per poter creare un comitato, e inviare una e-mail a: [email protected] oppure un sms al numero 366.6621714 per avere un supporto organizzativo».

 

Intervista di Francesco Zappa a Federico Gelli, responsabile sanità del Pd – l’Unità

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