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Boccia: “Se Di Maio parla di contrasto alla povertà, andiamo a vedere le sue carte”
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Onorevole Francesco Boccia, esponente di Fronte Dem, qual è la vostra posizione sulla candidatura di Martina a segretario del Pd?
La risposta secca è questa: se Martina apre, almeno in parte, alla nostra linea politica, può essere il segretario che traghetta il partito verso il congresso.

Quando richiama la vostra linea si riferisce a un dialogo con il M5S?
Noi rappresentiamo quasi 1’11% di un partito di cui incarniamo l’ala movimentista, in prima linea sui temi del contrasto alla povertà, dell’ambiente, della web tax, dell’industria socio-sostenibile. Tutti temi su cui è possibile trovare un terreno di dialogo con il M5S. Il che non vuol dire governare insieme, ma dire «non vi ascoltiamo» è un errore politico.

In molti dicono: se Martina vuole i numeri per vincere deve passare da Renzi e quindi abbracciare la strategia dell’opposizione dura e pura.
Questo sarà Martina a valutarlo. Se sposerà l’approccio del «no a tutto» allora Fronte Dem si distinguerà e penserà ad una propria candidatura.

Una candidatura che rischia di essere di bandiera…
No, sarà la candidatura di una minoranza che chiede al partito di aprire un dialogo con coloro che hanno vinto le elezioni. Certo, con la destra non possiamo farlo perché le proposte di Salvini su Ue, euro, immigrazione e politiche fiscali sono irricevibili, ma se Di Maio parla di contrasto alla povertà io voglio andare a vedere le sue carte.

Renzi vorrebbe il congresso subito. E voi?
Non dobbiamo più fare congressi in fretta e furia, assemblee di 2-3 ore a uso e consumo dei Tg o dei tweet. Serve mettere in piedi un lungo percorso di analisi per comprendere lo scollamento fra i luoghi della povertà e il Pd. È chiaro che l’attuale assemblea, costituitasi prima delle elezioni con Renzi segretario, non arriverà a scadenza naturale, cioè il 2021. Ma non è possibile nemmeno convocare il congresso fra tre-quattro mesi come vorrebbero i renziani.

E dunque quale sarebbe una tempistica ragionevole secondo lei?
Direi almeno fra un anno. Ma non impongo il calendario a nessuno. Torniamo alle trattative per l’esecutivo.

Lei prende sul serio le aperture dei 5 Stelle ai dem? Per molti l’accordo con la Lega è già fatto e si tratta solo di tatticismo.
Io non baso mai le mie analisi sui tatticismi, preferisco ragionare sui temi. Se poi tra un mese capiremo che l’accordo c’era già, beh, ne saremo delusi, ma continuerò a sfidare il M5S nel merito.

Intanto il Pd è rimasto fuori nella spartizione delle cariche finora distribuite (presidenti e vicepresidenti delle Camere, questori, etc). Colpa dell’isolazionismo renziano?
Colpa di un doppio errore, direi. Al nostro isolazionismo si è sommato 1’«arrembaggio» di Lega e M5S, una pratica mai positiva. Alla fine a farsi male sono sempre le istituzioni.

C’è poi il nodo della Superconunissione. Al Senato la guiderà il grillino Crimi, alla Camera dovrebbe spuntarla un leghista. Ma la prassi di solito «premia» il preside uscente della Commissione bilancio. Insomma, come ha evidenziato Delrio, toccherebbe a lei.
Ringrazio Delrio per aver fatto il mio nome nella conferenza dei capigruppo, ma il Pd non ha i numeri per sostenermi. Nella scorsa legislatura seguimmo la prassi ed eleggemmo il leghista Giorgetti nonostante il Carroccio avesse solo 17 deputati. Ci affidiamo alla correttezza degli altri nella constatazione che si tratta di una commissione destinata a durare meno di due mesi. Il giudizio sull’accanimento della Lega lo lascio ai lettori.

Dal serio al faceto. Tutti parlano del suo selfie a torso nudo che ha fatto il giro del web. Pentito di averlo pubblicato?
Guardi, sul mio profilo Instagram ci saranno trenta foto mie al mare in costume. Ero con mia figlia in una spa salentina e, scherzando, ho scattato la foto. Con il costume addosso, sia chiaro. Il polverone che si è scatenato è assurdo. Ma ci rido sopra.

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