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Franceschini: “Ora serve il bando anche per una spesa sotto i 20 mila euro, cambieremo i vincoli eccessivi”
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Ministro Dario Franceschini, ieri il sindaco di Amandola, Adolfo Marinangeli, ha elencato al Corriere le «regole assurde» per arrivare a puntellare un bene culturale danneggiato dal sisma: una «sarabanda» tra soprintendenze, Protezione civile, vigili del fuoco. Cosa risponde?
 
«Condivido il grido di dolore che arriva dai sindaci esposti in prima linea sul terremoto e che protestano perché alcune cose non vanno. Nell’imminente decreto legge annunciato dal presidente del Consiglio inseriremo norme straordinarie per i beni culturali. Certe regole troppo vincolanti sono nemiche della necessaria velocità. I Comuni, le soprintendenze, la Protezione civile potranno agire subito con una chiamata diretta del direttore dei lavori e di una ditta per interventi immediati. In Italia viviamo in un paradosso: la scelta discrezionale è sinonimo di corruzione. Anche sotto terremoto e di fronte a un crollo, e per spese sotto i 20.000 euro, occorre una gara per il progettista, una seconda per l’impresa. Di qui il decreto legge».
 
Perché non è stata messa in sicurezza la cattedrale di San Benedetto a Norcia?
 
«La cupola e l’arco trionfale presentavano gravi lesioni dopo il sisma del 26 ottobre, quello del 24 non aveva causato danni gravissimi. Già venerdì 28 i tecnici erano al lavoro per un lungo sopralluogo. Ma l’intervento si annunciava complesso: un’enorme impalcatura, saggi sul terreno per capire se sarebbe stata sostenibile, ricerca dei punti di ancoraggio sui muri. Non era questione di pochi giorni. Ricordo che il devastante sisma del 3o ottobre ha fatto crollare beni già messi in sicurezza: il campanile e la chiesa di Castelluccio di Norcia, e a Norcia la torre e varie parti delle mura, la Porta Romana, il campanile di San Salvatore a Campi con i lavori in corso».
 
Proprio per questo la macchina dei beni culturali viene però percepita dai sindaci come lenta.
 
«Sarò chiaro. Ho difeso, difendo e difenderò il grande lavoro delle sovrintendenze e della macchina del ministero che si è attivata dall’alba del 24 agosto e non si è mai, dico mai, fermata creando 120 squadre, con 98o valutazioni di immobili e la messa in sicurezza di 1.550 beni mobili nei tre depositi temporanei. Abbiamo applicato la nuova direttiva del 23 aprile 2015 per i danni ai beni culturali in caso di catastrofi naturali: evita incertezze e improvvisazioni. Lo dico a chi cita sempre l’articolo 9 della Costituzione e poi ora critica, pur di fare banale politica, quelle sovrintendenze che, dalla loro creazione, hanno salvaguardato il nostro patrimonio e il nostro paesaggio».
 
Ma restano i crolli e la distruzione del nostro patrimonio culturale. Possibile che nessuno abbia fatto errori?
 
«La scossa del 3o ottobre è stata di magnitudo 8 volte superiore a quella del 24 agosto. Le opere di messa in sicurezza sono provvisionali. Puntano a conservare il bene in situazione statica, comunque in grado di resistere allo sciame sismico. Non possono impedire crolli per scosse di violenza superiore a quelle iniziali. È un principio fondamentale da tener presente. Anche quando si polemizza».
 
Ora c’è l’immenso impegno della ricostruzione.
 
«Un’area enorme. La sfida è ricostruire non solo i beni culturali ma i centri storici, i borghi per salvaguardare un’intera civiltà. L’intera dorsale appenninica rischia lo spopolamento, già cominciato col decremento demografico. Lì ci dovremo concentrare e lavorare senza sosta. Parliamo di un pezzo essenziale e insostituibile della nostra identità nazionale e culturale».
 
Che cosa pensate di fare per prevenire la corruzione?
 
«Tutti sono chiamati a un’assunzione di responsabilità. Se mai ci fossero casi di corruzione, verranno perseguiti. Ma la situazione è straordinaria. Ci sono segnalazioni di danni a 5.00o beni vincolati. Trecento tra architetti, tecnici e funzionari sono mobilitati dal 24 agosto, e cento di loro vengono da fuori sede, lavorano tutti anche sedici ore al giorno e c’è il problema dell’indennità di trasferta da risolvere. Avremo strumenti nel decreto. Nascerà la soprintendenza unica speciale per il terremoto: occorre un interlocutore unico anche nella prospettiva della ricostruzione. Sveltiremo tutto».

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