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Fassino: “Ripartiamo dal lavoro, no al riformismo dall’alto”
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«Ci lasciamo alle spalle tre mesi difficili: la vittoria del No nel Referendum, il travaglio della sconfitta, la scissione. Non possiamo stare ancora fermi. Dal Lingotto deve partire un “nuovo inizio”». Il Pd è fermo. Per Piero Fassino è ora di rimetterlo in moto. «Abbiamo di fronte scadenze importantissime: le amministrative, il referendum sui voucher, la legge di stabilità a partire dal Def che dovrà essere presentato in aprile. In autunno le elezioni in Sicilia. E infine le elezioni politiche».

 

Rischiate altre sconfitte. Come si esce dallo stallo?
«Guardiamo cosa ha prodotto il no al referendum: di riforme non si parla più, i partiti sono presi dalla nostalgia della frammentazione, prevale la stagnazione e
il Paese rischia il declino».

 

Come pensate di fare?
«Rimettendo in moto il percorso delle riforme. La crisi ha accresciuto le incertezze di reddito, di lavoro, nel futuro dei figli. A questa inquietudine le destre e i populisti propongono i muri, il protezionismo, la chiusura, alimentando l`illusione che se ti fai più piccolo ti difendi meglio».

 

E voi cosa proponete?
«Il riformismo della sinistra si è sempre basato su tre parole forti: sviluppo, lavoro, protezione sociale. La crisi ha messo in mora quelle tre parole. Dobbiamo restituirle senso e credibilità. Sapendo che sviluppo e lavoro non si creano con le politiche del secolo scorso. Ma è essenziale che chi teme di essere solo senta che non lo è».

 

Ma proprio a voi molti imputano la precarizzazione.
«La precarizzazione è iniziata prima di noi e la sua causa prima sta nella crisi che ci stringe da anni. Se mai noi l`abbiamo contrastata. In ogni caso oggi dobbiamo tornare a costruire prospettive di vita. E anche un nuovo welfare che sappia garantire servizi pubblici universali nonostante l`insufficienza di risorse».

 

I populisti dicono che l`Europa va contro gli interessi della gente.
«Sviluppo, lavoro e welfare si realizzano in Europa, non da soli. C`è però bisogno di una Europa che non assuma solo il criterio dell`equilibrio di bilancio».

 

Ma l`Italia, e voi che siete il partito di governo, avete le carte in regola per chiedereall`Europa di cambiare?
«Reni ha posto per primo con forza la esigenza di un cambio di passo dell`Europa. Per battersi per un`Europa che cambi però bisogna essere credibili. Non possiamo
chiedere sconti ogni anno, promettenddche abbatteremo il debito senza farlo. Per questo è irresponsabile frenare le riforme».

 

Quelle le deve fare il governo.
«Il governo le propone, il Parlamento le approva. Ma poi ci vuole un partito che faccia vivere le riforme nella società. Ci serve un riformismo con il popolo. Ecco
perché serve il Lingotto, come dieci anni fa».

 

Adesso però dovete affrontare il caso Consip.
«Probabilmente si tratta di un ennesimo caso di millantato credito. Comunque noi non abbiamo paura, la magistratura indaghi, accerti cosa è accaduto davvero e se emergono responsabilità chi ne ha risponderà. Noi occupiamoci di Italia e di italiani».

 

Sala e Chiamparino hanno suggerito a Renzi su Repubblica di “cambiare mare”.Lei è d`accordo?
«Hanno detto di continuare con le riforme e io sono d`accordo. E anche sul fatto che bisogna guardarsi da un riformismo dall`alto».

 

E sul fatto che premier e segretario possono non essere la stessa persona?
«In tutta Europa chi guida il partito, quando vince, diventa premier».

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