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Delrio: “Ora governo più forte i ministri tecnici ascoltino di più. Alleanze? I veti li ha messi Mdp”
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Ministro Graziano Delrio, il 70% di Renzi arriva nel periodo di massima debolezza del Pd. Come farà l’ex premier a far fruttare il risultato?

«Avevamo paura di non riuscire a mobilitare a dovere la nostra gente, invece questo successo di partecipazione dimostra che sono in tanti ad aver voglia di costruire un percorso democratico autentico, non quello delle piattaforme virtuali. Cosa farà Renzi adesso? Si metterà al servizio del paese».

 

Un bel successo di partecipazione, ma comunque la più bassa nella storia dei gazebo.

«Rispetto a qualche anno fa, il contesto è cambiato. I cinquestelle scelgono sindaci con venti click, non mi sembra un grande esempio di partecipazione. Quanto a noi, c’era appena stata una scissione, un’autentica ferita per gli elettori di centrosinistra. C’era gente che diceva che Renzi non era più leader del suo popolo, ricordate? Ecco, un milione e ottocentomila votanti è un grande successo».

 

Adesso vi tocca cambiare la legge elettorale. Partiamo dal cuore del problema: deve prevedere le coalizioni?

«Per ora, con il proporzionale puro il tema della coalizione non esiste. Ha ragione Renzi, con questa legge ognuno farà la sua corsa, poi si vedrà».

 

Ma lei quale riforma suggerisce?

«Io ero per il Mattarellum, ma purtroppo mi sembra che non se ne sia fatto nulla. Si può ragionare su una legge con vocazione maggioritaria e con i collegi. Una quota proporzionale mi può anche star bene, ma non un proporzionale puro: ci fa tornare indietro di vent’anni, ai ricatti delle forze dello “zerovirgola”. Quanto alle coalizioni, noi dobbiamo farla con gli elettori di centrosinistra».

 

Spesso si sente dire dai renziani: “Va bene un’intesa con Pisapia, ma non con gli scissionisti dem”. Pisapia però dice a Renzi che un veto su D’Alema è inaccettabile. E quindi?

«Continuo a pensare che un’alleanza con Pisapia è possibile, abbiamo affinità. Però scusi, è D’Alema ad aver messo il veto su Renzi, e neanche molto tempo fa. Un’intesa con chi sostiene che il principale problema della coalizione si chiama Matteo Renzi non si può fare».

 

Con chí cambiare il Consultellum? Punterebbe un euro su Grillo o su Berlusconi?

«Da questo punto di vista pari sono, perché questa legge deve essere condivisa quanto più possibile. Sarebbe inconcepibile votare con le due leggi della Consulta».

 

Lo pensa anche il Colle. Finirà con uno scontro con il Pd?

«Io accolgo sempre con grande rispetto gli interventi del Quirinale. E comunque non vedo questo rischio. Nessuno scontro, vedrà».

 

Lei è ministro, ma anche renziano doc: è vero che Renzi intende far cadere Gentiloni?

«Guardi, solo noi potevamo far nascere questo governo. Continueremo ad agire con senso di responsabilità anche nei prossimi mesi».

 

Sicuro?

«Un segretario forte può solo fare bene al governo. Non riconosco l’immagine di un Renzi divorato dalla voglia di tornare a Palazzo Chigi. Lavoriamo per strutturare quello che abbiamo fatto. Come dice Gentiloni, finché il Parlamento ci darà la fiducia, il governo andrà avanti».

 

Capitolo Alitalia: eravate stati molto duri, ma adesso Renzi dice che non va chiusa. Visioni difformi?

«Il governo è impegnato a trovare una soluzione per salvare i voli, tutelare in questa fase l’occupazione e lavorare per trovare nuovi investitori: una rinascita è ancora possibile. Questa linea è condivisa con Matteo».

 

A proposito di governo: il Pd se l’è presa con i ministri tecnici. C’è un problema sulle grandi scelte di politica economica?

«Nel passato ministri tecnici come Ciampi e Padoa Schioppa avevano una grande sensibilità politica e un forte rapporto col Parlamento, quindi lascerei perdere la contrapposizione schematica tecnici-politici. Il punto è un altro: le forze politiche, legittimate a guidare il Paese, hanno le ro idee: non si può procedere senza un confronto con loro. Va tutto bene, a patto che anche i tecnici si confrontino».

 

Tirando le somme: queste primarie segnano il passaggio al PdR, a forte trazione democristiana e con pochissima sinistra?

«Il PdR non esiste. C’è il Pd, che unisce la tradizione cattolico-democratica, socialista e liberaldemocratica. Quando con Chiamparino indicammo Matteo, sognavamo di superare le divisioni tra quelle culture e l’ascesa di una generazione di quarantenni. Devono scrivere una nuova storia, lasciamoglielo fare».

 

Proprio per questo altri pezzi di sinistra andranno via?

«Confido fortemente che non sarà così. Chi ha scelto di stare nel Pd l’ha fatto in modo consapevole. Nessuno non farà sentire a casa il proprio compagno, nessuno prenderà a pretesto le primarie per una nuova scissione».

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