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Damiano: «Il governo non dimentichi chi lavora a 700 euro al mese»
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“Bene l’abbassamento della pressione fiscale, ma la vera emergenza è il lavoro di qualità: mancano all’appello circa due miliardi di ore lavorate per tornare ai livelli pre crisi”, è il monito che lancia l’ex ministro del Lavoro e presidente dell’associazione Lavoro & Welfare, Cesare Damiano.

 

Il governo ha deciso di abbassare la pressione fiscale sulle buste paga.

La misura è positiva, soprattutto perché si tratta di un intervento strutturale e non transitorio che troverà un suo assetto definitivo nella seconda fase, quando verranno riviste le aliquote Irpef.

 

Conferma la bontà degli 80 euro di Renzi?

Sì, l’ho già detto in tempi non sospetti, e quella misura a vantaggio dei redditi medio bassi viene migliorata con ulteriori stanziamenti e agisce in due direzioni: la platea del vecchio bonus passa da 80 a 100 euro mensili, con un beneficio di 1200 euro netti nell’arco dell’anno; la platea passa, dal vecchio range che andava da 8200 euro annui a 26 mila, a 40mila. In questo modo vengono coinvolti 16 milioni di lavoratori.

 

Il governo va nella direzione giusta, quindi?

Sì, ma mi sento di avanzare una critica: ancora una volta sono stati esclusi coloro che stanno nella parte più bassa delle retribuzioni, ovvero i 4 milioni di lavoratori dipendenti che arrivano al massimo alla soglia degli 8200 euro l’anno, 700 euro al mese circa. Perché dimenticare nuovamente gli ultimi? Si tratta dei nostri figli e nipoti, di chi svolge lavori di scarsa qualità a orario ridotto o attività di lavoro dipendente occasionale o saltuario.

 

Perché sono rimasti fuori?

Si è obiettato che non si può fare una detrazione fiscale a questa platea perché, non pagando tasse, non può averla. La soluzione è di fare un bonus, ad esempio una quattordicesima di natura anche simbolica, che però darebbe un segnale a questi lavoratori.

 

Che risposte si danno, invece, ai lavoratori autonomi? Anche loro sembrano dimenticati.

Da parlamentare sono stato relatore del provvedimento con l’importante novità del jobs act del lavoro autonomo, che ha esteso le tutele di base come la malattia e la maternità anche a questo tipo di attività. Inoltre, è stato previsto il ripristino dell’equo compenso per i liberi professionisti: ora bisogna dare attuazione a quella legge, attività che compete al Ministero della Giustizia. Infine, è stata confermata la misura della tassazione al 15% peri redditi da lavoro autonomo fino a 6 5mila euro.

 

Con queste misure si potrebbe uscire dalla stagnazione?

Temo non basti. Il Paese è inceppato e le migliori previsioni di crescita sono dello zero virgola: siamo vicini al fermo macchina. Il mio timore maggiore riguarda il lavoro: nonostante sipropagandi che il numero di lavoratori supera i 23 milioni e dunque sia tornato ai livelli del 2007, vorrei ricordare che mancano all’appello circa 2 miliardi di ore lavorate. Tradotto: più di un milione di posti di lavoro a tempo pieno. Ecco, su questo il governo dovrebbe lavorare per invertire la tendenza.

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