Ci sono voluti 2.555 giorni, sette anni, per ritrovare, «giù al Sud», un segno positivo di crescita economica. Oggi sfogliando i principali quotidiani, nel leggere le notizie, non ho trovato editoriali di apprezzamento per un dato che rappresenta sicuramente un risultato importante, di ripartenza, di chiara inversione di rotta di un’area strategica non solo per l’Italia ma per l’intera Europa.
Sette anni sono tanti e sappiamo che la strada è ancora tutta in salita. Lo sappiamo bene soprattutto perché ci confrontiamo ogni giorno con i problemi e il disagio delle nostre comunità. Ma c’è una differenza, noi non cavalchiamo il malcontento, non alimentiamo i sentimenti di rabbia anche se siamo i parafulmini di questi sentimenti negativi, non illudiamo chi soffre propinandogli come pia cebo il reddito di cittadinanza come fanno i 5 stelle.
Fra qualche settimana sarà pubblicato il rapporto Svimez e allora lì magari torneranno a scrivere dei ritardi, delle cose che non vanno, del bisogno di infrastrutture, della povertà e questo dato verrà archiviato.
Eppure questo più +1% fatto registrare dal Pil del Mezzogiorno, superiore alla stessa media nazionale, lo dobbiamo considerare come un punto di partenza.
La crescita del valore aggiunto trainato da un +7,3% del campano agricolo, è la prova che le politiche avviate da questo governo vanno nella giusta direzione.
Una crescita testimoniata anche dal più 1,5 di occupati. Stiamo parlando, cioè, di oltre 90mila persone in carne e ossa che tornano ad avere un reddito ed una opportunità concreta per ritrovare fiducia e orgoglio.
Le misure contenute nella legge si stabilità, il ripristino del credito d’imposta, i 40 milioni di euro per l’auto-impiego, il fondo di garanzia per le piccole e medie imprese, l’estensione dell’esonero contributivo al 2017 per i nuovi assunti con contratto a tempo indeterminato, i provvedimenti come quelli per Ilva, per la stabilizzazione dei lavoratori socialmente utili, per sottrarre le ferrovie Sud Est al malaffare, per Matera Capitale europea della cultura 2019, per Pompei, per la Reggia di Caserta, per i Pon cultura, per l’edilizia scolastica, il migliore e più efficace impiego delle risorse comunitarie, i piani del masterplan articolati regione per regione, Bagnoli, sono tutti tasselli di questo mosaico che si sta componendo
e che riguarda il futuro del nostro Paese.
Ma non è, torno a ripetere, una questione esclusivamente di risorse, ma di disegno complessivo del Sud ed anche della voglia che ha il Mezzogiorno di riscattarsi, di non farsi stereotipare, di non farsi recintare in perimetri imposti dal pensiero dominante.
Noi intendiamo proseguire in questa fatica quotidiana senza badare agli insulti e alle distorte informazioni che soprattutto nel web si autoalimentano in maniera irrazionale.
I 5 stelle puntano invece ad usare la sofferenza umana e lo stato di bisogno come scudo umano delle proprie ambizioni elettorali. E’ una tattica che nel breve periodo può anche pagare, ma le cambiali poi arrivano a scadenza e quando sai di essere un insolvente si rischiano tragedie.
Il reddito di cittadinanza non è la soluzione per il Mezzogiorno. A breve approderà in aula il disegno di legge del governo per il contrasto alla povertà. Noi puntiamo a farci caricò di chi è in difficoltà e al tempo stesso di fornirgli percorsi di reinserimento sociale.
Questo perché la principale arma di contrasto della povertà è il lavoro e non la propaganda. E anche le riforme istituzionali sono uno strumento per la rinascita del Sud. Lo sono nella misura in cui si supera la confiittualità determinata dal Titolo V in materia di competenze e si restituisce certezza al processo decisionale.
Partiamo dalla luce che si è ripresentata dopo 2.555 giorni di buio e dalla speranza che quei dati restituiscono al Mezzogiorno.
Al Pd spetta il compito di non mollare e di continuare tenacemente a percorrere la strada delle riforme e della verità. Una strada non semplice, ma l’unica utile al riscatto del Sud e della sua gente.