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Perché il Pd è contrario al “codice della strage” voluto da Salvini

Con 163 sì e 107 no e nessun astenuto, l’Aula della Camera ha approvato il disegno di legge ‘Interventi in materia di sicurezza stradale e delega al Governo per la revisione del codice della strada’. Hanno votato a favore Fdi, Lega e Forza Italia. Contraria l’opposizione con Pd, M5s, Avs e Azione. Il provvedimento passa ora all’esame del Senato.

Ma cosa prevede questo rinnovato Codice della Strada? La riforma, fortemente voluta dal ministro delle Infrastrutture Matteo Salvini, è talmente tanto pasticciata che in un batter d’occhio è stata soprannominata il nuovo ‘Codice della strage’. In barba a tutte le evidenze scientifiche e di buon senso, infatti, se da un lato si inaspriscono le pene, dall’altro si introduce la possibilità di aumentare i limiti di velocità, si riduce l’uso degli autovelox, si limitano le Zone a Traffico Limitato (ZTL) e le piste ciclabili. Insomma, un vero disastro.

Ne è convinto Luca Polverini, consigliere nazionale FIAB Federazione Italiana Ambiente Bicicletta: “L’impianto stesso della riforma è sbagliato perché mette in discussione i dati e le evidenze scientifiche. Non riuscirà, come si è detto, a salvare vite, ma otterrà proprio l’effetto contrario limitando l’autonomia delle amministrazioni locali, depotenziando gli strumenti che già esistono e che servivano a raggiungere gli obiettivi del Piano Sicurezza Stradale 2030”. Sotto accusa è sicuramente la velocità, prima causa degli incidenti stradali, dopo la distrazione. Il buon senso, quindi, direbbe che è lì che bisogna lavorare per evitare che gli incidenti diventino gravi e mortali, eppure in questa riforma non si trova niente a riguardo. Ci dice sempre Luca Polverini: “Agire per moderare la velocità vuol dire salvaguardare i soggetti più vulnerabili come i motociclisti, i ciclisti e i pedoni ma non basta: c’è bisogno anche di controlli e un generale ridisegno dello spazio pubblico urbano. Occorre realizzare interventi normativi a favore della mobilità attiva e del potenziamento del trasporto pubblico e agevolare percorsi verso le città 30, prendendo esempio da Bologna”.

Una strada che il governo non sembra voler prendere

Il disegno di legge si articola in due sezioni principali: la prima introduce modifiche dirette al Codice della Strada vigente, mentre la seconda delega il governo a redigere un nuovo codice, basato su principi generali che indirizzano verso un alleggerimento delle restrizioni per i veicoli a motore. Ma la mobilità non è solo a quattro ruote. Un altro aspetto critico riguarda la sicurezza dei ciclisti, secondo Polverini anche su questo aspetto si fanno passi indietro: “Dopo il periodo della pandemia si erano introdotte molte novità significative come le case avanzate (uno spazio cuscinetto ben indicato con vernice rossa, successivo alla linea di arresto dei semafori, e precedente alla strisce pedonali dell’incrocio, accessibile solo a bici e monopattini – NdR), il limite di velocità a 30 km orari in città, la costruzione di piste ciclabili. Nella nuova riforma questi strumenti non vengono eliminati del tutto ma si rendono burocraticamente molto difficili da attuare”.

Tutte queste modifiche arrivano in un contesto molto preoccupante. Anthony Barbagallo, capogruppo Pd in commissione Trasporti alla Camera ha ricordato che “nel 2022 sono stati 3159 i morti in incidenti stradali, una media di 9 morti al giorno. Sono stati 165.000 gli scontri e oltre 223.000 i feriti (600 al giorno). Siamo di fronte ad un vero e proprio bollettino di guerra. Per questo abbiamo chiesto al governo di non utilizzare la solita propaganda ma di dare risposte concrete. E lo abbiamo fatto attraverso circa 250 emendamenti in commissione. Purtroppo il risultato è deludente ed il testo che arriva all’esame dell’aula non dà un contributo concreto oltreché per la sicurezza degli automobilisti e dei pedoni, neanche per l’innovazione tecnologica, la semplificazione, il trasporto urbano ed extraurbano, la mobilità sostenibile (in particolare per i monopattini e la ciclabilità)”.

Una decisa contrarietà a queste misure arriva non solo dal Partito Democratico, ma da tantissime associazioni, anche a livello internazionale, fra cui quelle dei parenti delle vittime della strada. Ricorda ancora Luca Polverini di Fiab: “Questa è una battaglia che non può essere abbandonata finché non sarà vinta. Ma va affrontata senza ideologie politiche e in maniera trasversale perché coinvolge tutti noi e si basa su numeri e evidenze scientifiche che non possono più essere ignorate”.

Ed è anche una battaglia che guarda al futuro, delle nostre città e delle nostre vite come ci ricorda Annalisa Corrado, responsabile Conversione ecologica, clima, green economy e Agenda 2030 nella segreteria nazionale del PD: “Noi immaginiamo città dove tutte e tutti, indipendentemente dalle proprie possibilità economiche, possano spostarsi in sicurezza: trasporto pubblico locale accessibile, capillare, pulito, gratuito per chi è in difficoltà; inter modalità, ciclo-pedonalità sicura, mezzi condivisi. Le grandi città europee fanno spazio alle persone e ai piccoli, non ai mezzi privati, e l’economia locale cresce, le attività commerciali del territorio tornano a popolarsi. La “sicurezza” cresce perché le persone tornano a vivere strade e piazze. Esperienze e innovazioni efficaci come Bologna 30 andrebbero replicate e promosse. Questo Governo si ostina, invece, a portarci indietro nel tempo: sempre contro la scienza e il buon senso”.

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