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Boschi: “Ora possiamo cambiare questo Paese”
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Maria Elena Boschi ha già fatto mezzo giro d’Italia(soprattutto feste de l’Unità) a incontrare i cittadiniper spiegare le ragioni del Sì. Riprenderà il prossimofine settimana. Da oggi infatti sarà (a proprie spese) alla convention democratica di Filadelfia.

 

Ministro che clima sta trovando fra la gente?

Positivo, c’è una grande attenzione, voglia di saperecosa cambierà. Più si entra nel merito più si comprendel’importanza dell’appuntamento referendario.

Basta personalizzazione?

Ci hanno detto “non personalizzate”, qui si discutedel futuro del Paese non del Governo. Giusto. Io peròsono per la personalizzazione delle persone in carnee ossa, dei cittadini. A loro chiedo di personalizzareperché è un grande appuntamento di democrazia. Stiamo facendo un’assemblea costituente con tuttigli italiani. È una incredibile responsabilità e, diciamolopure, nella vita capita raramente. E allora chiedoai militanti del PD, a tutti quelli che vogliono cambiarequesto Paese: dateci una mano, metteteci lafaccia, parlate col vicino di casa, andate porta a porta, nelle piazze, nei mercati. Noi da soli non bastiamo. Un unico consiglio: niente polemiche, discutiamonel merito. Guardiamo al futuro, non teniamo la testarivolta al passato.

 

I sostenitori del No ritengono che una volta bocciataquesta riforma se ne potrà fare una migliore.

Sono circa 30 anni che l’Italia, i partiti, la politica, discutonodi come cambiare la seconda parte della Costituzione. Soprattutto la sinistra è da anni che si batteper modificare il funzionamento delle istituzioniper rendere concretamente e compiutamente vivi idiritti e i valori della prima parte della nostra Carta. Era il 1979 e l’allora presidente della Camera Rotti parlavadi superamento del bicameralismo paritario e diriduzione del numero dei parlamentari. E come dimenticarel’appello del Presidente Napolitano al momentodella sua rielezione. Tutti ci siamo presi l’impegnodi rendere questa legislatura costituente. Noiquell’impegno l’abbiamo mantenuto e onorato. L’altra obiezione di fondo è che non si possa modificarela Costituzione con la sola maggioranzadi governo, che serva un accordo il più largo possibile. La riforma è figlia del Parlamento: ci sono state 6 letture, oltre 83 milioni di emendamenti: all’esteroquando lo racconto non ci credono. È stata cioè fruttodi un confronto serio, vero, anche duro certo ma profondo. Quanto alla maggioranza non dimentichiamociche le opposizioni di centrodestra, Forza Italia, si è sfilata dall’intesa perché il PD ha indicato e fattoeleggere al Quirinale Sergio Mattarella.

 

Il referendum d’autunno lei lo vede più come unpunto di arrivo o un possibile nuovo inizio?

Sicuramente è l’occasione che abbiamo dopo tantitentativi andati male. Che vada superato il bicameralismoparitario sono tutti concordi. Adesso possiamofarlo. Pensiamo alla legge sulle unioni civili, non avremmodovuto aspettare tutti questi anni per averefinalmente una norma di civiltà. E questo vale pertanti altri provvedimenti che oggi ancora troppospesso o rimangono bloccati o arrivano tardi, impedendoalla politica di dare risposte chiare in tempicerti a cittadini, famiglie e imprese.

 

Cosa cambierebbe per i cittadini col nuovo titoloV?

Meno frammentazione, più chiarezza, più semplicità. Oggi un camionista che ha un trasporto eccezionale, se deve andare dalla Lombardia alla Calabriadeve chiedere un permesso diverso per ogni regioneche attraversa. Non è una cosa normale visto che l’Italiaè una. Quando la competenza sarà una sola cisarà un solo permesso valido per tutto lo Stivale: menotempo perso, meno burocrazia da soddisfare, piùsviluppo, più lavoro. Oggi la Corte costituzionale è invasada contenziosi sulle competenze fra Regioni eStato a causa della sovrapposizione fra competenzeregionali e statali. Il risultato è che il cittadino rimanein attesa. Domani, magari le Regioni avranno qualchepotere in meno, ma i cittadini avranno qualchecertezza in più. E anche qualche ingiustizia in meno.

 

Ma il Senato non era meglio abolirlo del tutto?

No, perché era giusto trovare una sede costituzionaledove i territori, comuni e regioni, potessero decidereassieme ai deputati su alcune regole.

 

Ma se i nuovi senatori saranno eletti che differenzec’è coi deputati?

La proposta iniziale era dì un Senato composto dasindaci e Presidenti di Regione, poi il Parlamento halegittimamente cambiato questa impostazione e anchequesta è la prova che il Governo non ha impostonulla.

 

Uno dei tempi su cui i cittadini dimostrano maggiore attenzione è quello dei costi della politica. Non rischiate così di rincorrere i grillini e la lorodemagogia?
Non inseguiamo la demagogia ma cambiare è un dovere proprio per ridare dignità, serietà e trasparenzaalla politica. Le parole non bastano più, serve l’esempio Con le riforme ad esempio non ci saranno più irimborsi ai gruppi regionali. Verranno tolti 300 parlamentarie relative indennità, aboliti Cnel e province. La ragioneria stima 500 milioni di risparmi. Lacura dimagrante è necessaria e sono orgogliosa chesia stato il mio partito a proporla e portarla avanti: non è facile vedere senatori che si tagliano la poltronasu cui sono seduti, consiglieri regionali che fannocampagna per il Sì al referendum sapendo che i lorostipendi saranno dimezzati. I 5 stelle perché non votanoSì a queste riforme, perché dicono che vannotolte le indennità e i soldi ai gruppi e poi non solo liincassano regolarmente, ma quando c’è da impugnare le forbici votano contro? Il male alla politica lofanno coloro che gridano gridano e poi non fannonulla.

 

Si può cambiare l’Italicum?

Sulla legge elettorale ognuno ha la propria ricetta ideale. Poi c’è la realtà che richiede di trovare in Parlamentoil consenso necessario ad approvare una proposta. Non è un caso che per 10 anni tutti dicevano divoler cambiare il Porcellum, ma poi non ci sono riusciti, tanto che c’è voluta la Corte costituzionale. Oggiuna legge c’è, ed è l`Italicum. Secondo me è una buonalegge, che funziona e che dà la possibilità di avereun governo con una maggioranza chiara e solida, unrapporto più stretto tra eletti e elettori e, cosa chenessuno mai ricorda, la doppia preferenza di genere. Però la legge elettorale non è oggetto del referendum: in autunno si vota sulla riforma costituzionale.

 

(sintesi dell’intervista del 24-07-2016 alla festa del’Unità di Livorno)

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