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Boschi: l’Italicum può cambiare ma è slegato dal referendum
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“Non mi pare proprio che la Cgil abbia detto che voterà no, come dice D’Alema. Alcuni voteranno sì e altri no. Cosi come dentro l’Anpi ci sarà chi legittimamente voterà no e chi voterà sì come il comandante ‘diavolo’ in Emilia Romagna per esempio e tanti altri partigiani che ho incontrato da Milano a Padova e che ci dicono andate avanti, vi sosteniamo”. Così in una intervista alla Stampa Maria Elena Boschi, ministra per le Riforme.

 

“Il Senato resta, indubbiamente Anche perché c’erano delle proposte per abolirlo del tutto ma non c’erano i voti. E se non ci sono i voti, quelle proposte non possono passare. Non è la riforma perfetta ma è un grande passo in avanti. Oggi se vogliamo approvare una legge non sappiamo quanto tempo ci vorrà. Spesso servono anni, e nel frattempo non rispondi ai bisogni dei cittadini. Noi abbiamo bisogno di un sistema più veloce e più semplice – ha aggiunto – La Costituzione tedesca è il modello a cui ci siamo ispirati, e prevede un Senato dei territori che ha meno poteri della Camera.

Con la nostra riforma, che prevede il superamento del bicameralismo paritario, nella stragrande maggioranza dei casi, è la Camera ad avere l’ultima parola sull’approvazione delle leggi. Il Senato può proporre modifiche, ma non c’è più un continuo ping pong. Restano alcune leggi su cui il Senato ha competenza, ma sono pochissime e indicate in modo puntuale. Per esempio le leggi costituzionali”.

Poi sottolinea: “È importante però sottolineare che la legge elettorale è slegata dal referendum. Al referendum non si voterà sulla legge elettorale. Anzi, se vince il sì la Corte costituzionale dovrà pronunciarsi sull’Italicum”.

 

“Personalizzazione del referendum? Noi abbiamo accolto il suggerimento e l’invito a non farlo. Credo che l’invito a non personalizzare possa valere per tutti. Poi penso anche che chi fa politica debba anche sapere che non si fa politica per tutta la vita. E le nuove generazioni devono anche abituarsi all’idea che si può lasciare la politica, se necessario. Però direi che questo è un problema che ci porremo dopo aver vinto il referendum”, ha aggiunto Boschi.

 

Infine una battuta sul Fertily Day: “Anche la ministra Lorenzin ha riconosciuto che la campagna di comunicazione era sbagliata e ha detto che la cambierà. L’obiettivo era giusto: informare le donne sui rischi di alcune malattie per la fertilità. Ma quella campagna rischiava di essere fraintesa e di sembrare offensiva nei confronti di alcune donne”.

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