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Bonifazi spiega l’esposto contro Grillo e il suo blog
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Ceci n’est pas une pipe, e io sono un’astronauta, e Beppe Grillo non è Beppe Grillo. Nel fantastico mondo pentastellato dove si surfa tra scie chimiche e microchip sottopelle, firme fasulle e congiuntivi incerti, succede che realtà e menzogna si mescolino in un cocktail diabolico, slurp. Ieri il tesoriere del Pd, Francesco Bonifazi, ha varcato la soglia della procura di Roma per depositare un esposto “che prende le mosse dalla codarda difesa con cui Grillo disconosce ogni forma di legame con il proprio blog”.

 

Rewind: lo scorso marzo lo stesso tesoriere, che di mestiere è avvocato, cita in giudizio il leader del M5S per via di alcuni post “calunniosi e diffamatori” nei confronti di Matteo Renzi, Maria Elena Boschi e l’ex ministro dello Sviluppo economico Federica Guidi. “Tutti collusi. Tutti complici. Con le mani sporche di petrolio e denaro”, era uno dei messaggi più teneri diffusi da Grillo sul blog a proposito dell’inchiesta Tempa rossa – recentemente suggellata da una ridda di archiviazioni – rivolgendosi a circa 400 mila iscritti e diversi milioni di elettori Pd.

 

“La misura è colma – scandisce Bonifazi nella videointervista al Foglio.it – La politica non si fa nei tribunali ma talvolta l’esasperazione è tale che bisogna difendersi. Per tutelare la reputazione di una intera comunità politica”. Il coup de théàtre si perfeziona quando i legali di Grillo, nella memoria difensiva per la controversia civile, affermano testualmente che “il sig. Giuseppe Grillo non è socio, non riveste alcuna carica sociale e non fa parte in alcun modo della Casaleggio Associati srl, non è responsabile, né gestore, né moderatore né direttore né provider né titolare del dominio, del blog e degli account Twitter e Facebook, né dei tweet, non ha alcun potere di direzione né di controllo su tutto ciò che viene postato”. Dunque Beppe Grillo non è Beppe Grillo. “La sua è una presa di distanza sorprendente – prosegue Bonifazi – All’improvviso è un NON autore di ciò che a lui è quotidianamente riferito, un NON leader del movimento che in lui si riconosce, un NON capo del partito che dirige con ferrea disciplina”.

 

La denuncia di 17 pagine e 24 allegati riguarda profili fiscali e tributari di carattere penale, tocca il rapporto mai chiarito tra il comico e la Casaleggio associati. “Abbiamo sollevato alcune questioni, saranno i magistrati a indagare. Da diversi fatti documentali si desume la titolarità del blog facente capo a Grillo, lo stesso blog lo denota come autore all’interno del codice sorgente, la privacy policy lo qualifica come effettivo titolare così come il Non Statuto all’art. 4… Sia come sia, due sono le alternative: o il blog è effettivamente ascrivibile a Grillo, in tal caso lui dovrebbe partecipare agli introiti, se così non fosse si configurerebbe un’ipotesi di interposizione fittizia di società, formalmente amministratrice del sito, allo scopo di trarre vantaggi fiscali, chiamatela pure frode. Oppure Grillo non ha nulla a che fare con il blog, resta allora da comprendere quali siano i flussi di ricchezza intercorrenti tra lui e la società gestrice dal momento che blog e account fanno un uso costante del brand BeppeGrillo, con sfruttamento di nome e immagine. Si tratterebbe di una controprestazione da sottoporre a tassazione agli effetti sia Iva che redditi personali”.

 

In altre parole, se il blog di Grillo non è di Grillo, Grillo dovrebbe aver emesso fattura. Così però si rischia di perdere il filo. Bonifazi, viriamo sul semplice: nel suo ultimo libro Ferruccio de Bortoli racconta che l’allora ministro Boschi avrebbe chiesto all’ex ad di Unicredit, Federico Ghizzoni, di acquisire Banca Etruria. Si annunciano nuove querele? “Da quel che so, sono già stati contatti i legali. Mi pare che tali affermazioni siano state ampiamente ridimensionate dallo stesso autore. Tuttavia prendo atto dell’imbarbarimento del dibattito pubblico: basta un pettegolezzo, una illazione malevola per gettare fango con accuse prive di riscontro. Di questo passo mi chiedo dove andremo a finire”. Il Pd esce dalla proprietà dell’Unità? “Il Pd ha fatto tutto ciò che poteva, anche di più”.

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