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Autonomia: la maggioranza è spaccata, le opposizioni si mobilitano

Se sul famigerato ddl Calderoli Luca Zaia dal Veneto accelera e, a soli tre giorni dalla promulgazione della legge, chiede quanto definisce la sua “mera applicazione”, il ministro della Protezione civile, ex presidente della Sicilia, Nello Musumeci frena, e a Sky Tg24 bolla come “assolutamenrte precoce” la richiesta di Zaia. La solita maggioranza variabile, anzi varia, anzi discorde, nella compagine di governo. A seguire la linea del portabandiera Zaia, ci sarebbero anche Piemonte e Lombardia, che si dichiarano pronte, per voce del presidente Fontana in terra lombarda, e dell’assessore con delega all’Autonomia Bussalino per il Piemonte. Di contro, le perplessità di Musumeci rispecchiano qulle espresse nei giorni scorsi dal presidente della Calabria Occhiuto e quello della Basilicata Bardi, entrambi di Forza Italia.

Zaia chiede “di ricominciare a trattare sulle nove materie per cui non è prevista la definizione dei Lep, alle quali si affiancano quelle previste nella preintesa siglata nel 2018“. Le materie cui fa riferimento il governatore veneto, che non hanno bisogno della determinazione dei Livelli Essenziali delle Prestazioni per essere traferite alle Regioni, vanno dal commercio con l’estero alla previdenza complementare e integrativa, dai rapporti internazionali e con l’Unione europea alla protezione civile, dal coordinamento della finanza pubblica e del sistema tributario alle casse di risparmio, casse rurali, aziende di credito a carattere regionale fino agli enti di credito fondiario e agrario a carattere regionale; dall’ organizzazione della giustizia di pace alle professioni.

Il rischio di partenza anticipata su alcune materie, ha ricordato il capogruppo Pd in Senato Francesco Boccia, era stato già denunciato dalle opposizioni in occasione del dibattito sull’autonomia, alla Camera e al Senato. “Molti senatori, soprattutto di Fdi e Fi, avevano garantito a tutte le forze politiche che ciò non sarebbe mai avvenuto”, ha detto Boccia intevenendo in Aula a Palazzo Madama. Alla luce della richiesta formale di Zaia, sottoscritta e inviata alla presidente del Condiglio, siamo di fronte,  “come è evidente”, al “tradimento dell’assunzione di responsabilità dei gruppi parlamentari di maggioranza che hanno dichiarato cose disattese. Ma soprattutto – sottolinea Boccia – si tratta di un’iniziativa che mette a rischio la tenuta dei conti pubblici e per questo stiamo depositando un’interrogazione e chiediamo che il ministro Giorgetti venga immediatamente in Aula a dirci se il principio del coordinamento della finanza pubblica sancito dall’articolo 119 della Costituzione sia ancora un punto fermo per il governo, perché anche le materie non Lep incideranno su quel principio, che piaccia o no”.

“Da Giorgetti – ha proseguito Boccia – vogliamo sapere quale sia l’impatto sulla finanza pubblica delle richieste del governatore Zaia e di quelle delle altre regioni che potrebbero seguire il Veneto. Più in generale vogliamo sapere una volta per tutte quale sarà l’impatto sulle finanze pubbliche dell’autonomia differenziata nel suo complesso e se, come crediamo, gli effetti di questa legge siano tali da compromettere il percorso pluriennale di interventi correttivi che sarà concordato con la Commissione europea. Il rischio concreto è che l’autonomia generi instabilità finanziaria. Giorgetti accetterà le richieste di Zaia? Come affronterà la nuova situazione di crisi per l’Italia? Su questo ci aspettiamo anche una presa di posizione della presidente Meloni”.

In attesa delle risposte, il coordinamento delle opposizioni è strettissimo. Lo dice la segretaria dem, Elly Schlein: “Stiamo lavorando con le altre forze politiche e sociali per prepararci a raccogliere le firme per il referendum abrogativo e intanto posso già annunciare che porteremo la richiesta di referendum nei consigli delle Regioni in cui governiamo”.

Emilia Romagna, Sardegna, Toscana, Puglia e Campania sono le 5 Regioni riunite in Coordinamento regionale sull’autonomia, pronte a redigere il testo da presentare alla Consulta. La Sardegna, in quanto regione a statuto speciale, dovrebbe fungere da apripista. La devoluzione al Veneto di 9 materie, intaccherebbe, infatti, la condizione di specialità che la Carta costituzionale garantisce a 5 Regioni. Se dovesse essere respinta la richiesta delle Regioni, l’alternativa sarebbe la raccolta di 500mila firme. Pronti alla mobilitazione i partiti di opposizione: Pd, M5s, Avs, Psi e +Europa. Ma anche Cgil e Uil, e associazioni come Anpi, Arci, Acli e Libera. Il Comitato referendario che si è attivato ha deciso: si starebbe preparando alla raccolta delle 500mila firme, presentando un unico quesito abrogativo totale della legge Calderoli, e non anche un secondo che cassasse solo gli articoli puramente procedurali. Alle regioni poi spetterà l’altra partita referendaria, con i quesiti di abrogazione parziale. In tempi stretti, si dice entro settembre, attraverso anche la raccolta di firme digitale. La mobilitazione, lo avevamo promesso, non si ferma.

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