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Appunti di viaggioUn promemoria per il percorso di rinnovo della Conferenza delle Democratiche
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Donne e lavoro…qualche dato…

  • a settembre 2015 il tasso di occupazione femminile è pari al 47,5% (quello maschile è pari al 65,7% ) (Istat)

 

  • 2,7 milioni è il numero di occupate che secondo l’Istat consentirebbe all’Italia, attualmente ultima in Europa per tasso di occupazione lavorativa femminile, di allinearsi con la media europea

 

  • secondo il rapportoGlobal Gender Gap l’Italia è al 41esimo posto nella classifica mondiale per la parità di genere

 

  • secondo Eurostat le donne italiane dedicano alle responsabilità familiari più tempo di tutte le altre donne europee, ben 5 ore e 20 minuti al giorno (3 ore e 45 minuti più degli uomini)

 

  • il tasso di copertura dei servizi per la prima infanzia (asilo nido) è uno dei più bassi in Europa e risulta inferiore al 13,5% (Istat 2013)
  • 2,3 milioni di donne italiane risultano inattive per motivi di famiglia: di queste il 40% ha un diploma di scuola superiore o un titolo universitario e il 45% vive al sud (McKinsey Analysis 2012)

 

  • il 22,4% delle madri impiegate prima della gravidanza perde il lavoro (Istat 2015)

 

  • nella fascia di età compresa tra i 25 e i 34 anni, il 30% delle donne ha una laurea contro il 18% degli uomini (dati Almalaurea 2013)

 

  • a cinque anni dalla laurea hanno trovato lavoro l’88% dei laureati e solo il 63,5% delle laureate e gli uomini guadagnano 1556 euro contro i 1192 delle donne (dati Almalaurea 2015)

 

  • le donne italiane vengono pagate meno a parità di lavoro degli uomini e sono più esposte al part-time involontario e alla precarietà (Istat 2015)

 

  • nel 2013 ilgender pay gapera di circa 7,3%, rispetto alla media europea del 16,4%. Però, mentre il gap in Europa si è ridotto di circa un punto percentuale dal 2008 al 2013, nello stesso periodoin Italia è aumentatodal 4,9% al 7,3% (Eurostat, 2015)

 

  • le donne rappresentano la maggioranza dei pensionati (52,9% pari a 8,5 milioni), ma percepiscono in media un importo mensile notevolmente inferiore a quello degli uomini: 1.095 contro 1.549 euro (Istat)

 

  • nel 2014 la maggioranza delle donne (52,8%), rispetto ad appena un terzo degli uomini, percepisce redditi pensionistici mensili inferiori ai mille euro; il 15,3% percepisce invece redditi inferiori ai 500euro. Gli uomini percepiscono importi maggiori delle donne in tutte le classi di età. Il differenziale di reddito pensionistico a sfavore delle donne si è progressivamente ridotto passando dal 44,9% del 2004 al 40% del 2013 (Istat)

 

  • le differenze di genere nei livelli di reddito da lavoro appaiono più marcate per i titoli di studio più bassi e più alti (per quelli intermedi la capacità di guadagno femminile è circa l’80% di quella maschile): le donne con al massimo la licenza elementare guadagnano in media il 67% di quanto guadagnato dagli uomini (il 60% in termini di mediana, evidenziando differenze di genere più marcate sui livelli reddituali bassi), quota che tra i laureati sale al 69% (Istat)

 

  • la pensione di vecchiaia della donna contribuisce al reddito familiare per circa il 55% (contro il 63% dell’uomo), il suo contributo è più elevato nel Mezzogiorno, dove supera il 60%, avvicinandosi a quello maschile. Il contributo femminile è molto più elevato per le donne con bassi titoli di studio: 58% contro il 63% degli uomini. La pensione da lavoro delle donne emerge dunque come una fonte di reddito importante specialmente per le famiglie più vulnerabili (Istat)

 

 

Presenza delle donne in posizioni importanti in economia e in politica

 

  • grazie alla recente legge sulle quote nei consigli di amministrazione, che impone di avere almeno il 20% di donne nei consigli di amministrazione delle società pubbliche e private, i dati sono migliorati moltissimo e oggi le donne nei consigli di amministrazione sono il 27,3% (Consob 2015)

 

  • il numero delle donne nei posti dirigenziali ha raggiunto il 29% contro la media europea del 21% (Openpolis, 2015)

 

  • a livello di presidenza dei cda le donne sono solo il 5% e nel ruolo di amministratore delegato nelle società quotate la percentuale scende a zero (Openpolis, 2015)

 

  • nel settore pubblico le donne nei consigli di amministrazione sono passate dal 2% al 24% nel 2014 (European Commission Justice and Consumers 2014)
  • nell’attuale governo le ministre sono il 41% e sia alla Camera che al Senato le donne registrano un inedito 31% di presenze (European Commission Justice and Consumers 2014). Nel Parlamento Europeo le donne rappresentano il 37%; la delegazione italiana conta il 40% di rappresentanza femminile (Europarl)

 

  • la presenza dei soggetti politici per genere in tv nella comunicazione politica è sperequata: 77,7% uomini /22,3% donne (dati osservatorio Pavia 16 aprile – 29 maggio 2015)

Violenza di genere…i dati Istat

  • 6 milioni 788 mila donne hanno subìto nel corso della propria vita una qualche forma di violenza fisica o sessuale, il 31,5% delle donne tra i 16 e i 70 anni: il 20,2% ha subìto violenza fisica, il 21% violenza sessuale, il 5,4% forme più gravi di violenza sessuale come stupri e tentati stupri. Sono 652 mila le donne che hanno subìto stupri e 746 mila le vittime di tentati stupri (dati Istat 2009/2014)

 

  • la violenza sessuale resta la forma più diffusa (21%), affiancata da quella fisica (20,2%) e dallo stalking (16,1%)

 

  • nel 62,7% dei casi la violenza è commessa dal partner attuale o da un ex compagno

 

  • le donne separate o divorziate hanno subìto violenze fisiche o sessuali in misura maggiore rispetto alle altre (51,4% contro 31,5%). Critica anche la situazione delle donne con problemi di salute o disabilità: ha subìto violenze fisiche o sessuali il 36% di chi è in cattive condizioni di salute e il 36,6% di chi ha limitazioni gravi. Il rischio di subire stupri o tentati stupri è doppio (10% contro il 4,7% delle donne senza problemi)

 

 

  • nell’ultimo quinquennio rispetto al precedente le violenze fisiche e sessuali sono passate dal 13,3% all’ 11,3% e la violenza psicologica è passata dal 42,3% al 26,4%

 

  • aumentano le denunce alle forze dell’ordine (dal 6,7% all’11,8%)

 

  • il numero delle donne che subiscono violenza e che si rivolgono ai centri antiviolenza è passato dal 2,4% al 4,9%

 

 

Le donne immigrate in Italia…i dati

  • le donne sono circa la metà degli immigrati che vivono in Italia e il loro peso maggiore si rileva proprio tra quelli più stabili: sono il 52,7% tra i residenti stranieri, il 50,1% tra i titolari di un permesso CE di lungo soggiorno, il 48,9% tra tutti gli stranieri non comunitari soggiornanti (Istat)
  • tra gli stranieri, l’incidenza femminile è al 46% nel mercato del lavoro dipendente e si ferma al 22,8% tra i responsabili di imprese individuali (Idos)
  • quasi la metà delle donne straniere (46,5%) è impiegata nei servizi domestici o di cura alle famiglie e, più in generale, nei servizi domestici l’incidenza degli stranieri sugli occupati (che in media è del 10,3%) raggiunge il 75,0% (Idos)
  • se gli stranieri guadagnano mediamente il 28,5% in meno degli italiani, il gap retributivo delle donne straniere è del 32,4% rispetto alle italiane e del 27,8% rispetto ai maschi stranieri, nei confronti dei quali sono però più istruite (Idos)

 

 

 

Le cose fatte in questa legislatura…

…per combattere la violenza sulle donne

  • approvata la legge di ratifica della Convenzione di Istanbul, il primo trattato internazionale giuridicamente vincolante che disegna una strategia di contrasto alla violenza contro le donne

 

  • approvata la legge 119 contro il femminicidio, che tra l’altro, contiene la predisposizione di un piano nazionale contro la violenza sulle donne prevedendo uno stanziamento per attuarlo

 

  • varato il Piano di azione straordinario contro la violenza sessuale e di genere e stanziati fondi per i centri antiviolenza e le case protette

 

  • introdotta la previsione dell’educazione alla parità di genere nelle scuole (art. 1 comma 16 “Buona scuola”)

 

…sul lavoro e sul welfare

  • voucher per l’acquisto di servizi di babysitting

 

  • assegno di 960€ l’anno per le famiglie con reddito fino a 90.000€ per ogni figlio nato o adottato dal 1 gennaio 2015 al 31 dicembre 2017

 

  • estensione del diritto al congedo di maternità a tutte le categorie di donne lavoratrici

 

  • un credito d’imposta per le donne lavoratrici, anche autonome, con figli minori o disabili non autosufficienti

 

  • l’integrazione dell’offerta di servizi per l’infanzia
  • l’incentivazione di accordi collettivi per facilitare la flessibilità di orario di lavoro e la possibilità di cessione dei giorni di ferie tra lavoratori per attività di cura di figli minori

 

  • congedi dedicati alle donne inserite nei percorsi di protezione relativi alla violenza di genere

 

  • congedo parentale ampliato dai primi 8 anni di vita del bambino ai primi 12

 

  • ripristinata la norma per il contrasto al fenomeno delle “dimissioni in bianco”

 

  • eliminate le penalizzazioni previste dalla manovra Fornero sui pensionamenti di anzianità con un’età inferiore ai 62 anni per le donne che hanno maturato nel 2015 almeno 41 anni e sei mesi di contribuzione e che matureranno nel 2016, 41 anni e 10 mesi di contributi

 

…per affermare una reale rappresentanza di genere

  • nella nuova legge elettorale introdotta doppia preferenza di genere e norma di riequilibrio per i capolista (quelli dello stesso sesso non possono essere più del 60% del totale)

 

  • modificata la legge per l’elezione del parlamento europeo, introducendo la tripla preferenza di genere

 

  • nelle giunte dei comuni superiori ai 3000 abitanti nessuno dei due sessi può essere rappresentato in misura inferiore al 40% (“Ddl Del Rio”, art. 21, comma 5, Disposizioni sulle città metropolitane, sulle province, sulle unioni e fusioni di comuni)

 

  • nella legge che abolisce il finanziamento pubblico diretto è prevista una riduzione delle risorse spettanti ai partiti sulla base della disciplina del cosiddetto “due per mille” quando nel numero complessivo dei candidati uno dei due sessi sia rappresentato in misura inferiore al 40% (l. 21 febbraio 2014, n. 13). Una percentuale delle risorse raccolte dai partiti è destinato al sostegno alla partecipazione politica delle donne

 

  • per quanto riguarda la riforma costituzionale, il nuovo secondo comma dell’articolo 55 Cost. prevede che le leggi che stabiliscono le modalità di elezione delle Camere promuovano l’equilibrio tra donne e uomini nella rappresentanza, rafforzando in tal modo il principio della parità di accesso alle cariche elettive, già sancito dall’articolo 51 Cost. All’art. 122 della Costituzione, in relazione al sistema di elezione dei consiglieri regionali, si aggiunge che “la legge della Repubblica stabilisce altresì i principi fondamentali per promuovere l’equilibrio tra donne e uomini nella rappresentanza”, rafforzando la previsione contenuta nell’art. 117 Cost.

 

 

…per affermare nuovi diritti

 

  • approvato “divorzio breve”: per la separazione si riducono tempi e costi

 

  • in itinere la modifica al codice civile: viene meno l’obbligo di attribuzione del cognome paterno e si introduce la possibilità di attribuire ai figli anche il cognome materno (in attesa di approvazione del Senato)

 

  • in itinere anche l’approvazione dello ius soli temperato: ottiene la cittadinanza per nascita chi è nato nel territorio della repubblica italiana da genitori stranieri, di cui almeno uno sia in possesso del permesso di soggiorno Ue per soggiornanti di lungo periodo (in attesa di approvazione del Senato)

 

  • istituito il Registro nazionale dei donatori di cellule riproduttive per la procreazione eterologa

 

 

Di seguito, alcune delle idee e proposte su cui vogliamo impegnarci, nelle istituzioni e non solo

Per il lavoro delle donne

  • investimento nei servizi e nelle infrastrutture sociali: si attiva un circuito virtuoso, perché si sviluppa occupazione e si consente alle persone di rimanere sul mercato del lavoro (scuole, assistenza agli anziani e alla non autosufficienza, politiche per l’infanzia)
  • sostegno all’occupazione femminile, a partire dal sud d’Italia, ad esempio attraverso credito di imposta per l’assunzione delle donne e con voucher mirati per sostenere le donne che lavorano con figli (rette asili nido, baby sitter, trasporti, ecc…)
  • andare nella direzione di una flessibilità scelta dalle lavoratrici e dai lavoratori e non imposta, sostenendo il benessere delle persone che lavorano, nelle tutele dei lavoratori flessibili attraverso una nuova progettazione sociale. Incentivi per lo smart working e per l’imprenditoria femminile
  • progettare politiche per la genitorialità e per la condivisione delle responsabilità familiari: congedo di paternità obbligatorio, congedi parentali più convenienti, tutele maggiori per le lavoratrici precarie e parasubordinate
  • lotta alle discriminazioni nei luoghi di lavoro, anche attraverso il rilancio della rete delle consigliere di parità
  • gradualità nell’aumento dell’età pensionabile e maggiore flessibilità nella scelta dell’età nella quale andare in pensione, abrogando alcuni passaggi della manovra Fornero, in particolare l’impossibilità di accedere alla pensione qualora la misura del calcolo contributivo non sia di almeno 600 euro che imporrebbe i 70 anni come limite di età (particolarmente penalizzante per le donne)
  • eliminare la non cumulabilità del riscatto del periodo di congedo parentale fuori dal rapporto di lavoro e il riscatto della laurea e prevedere specifica contribuzione previdenziale figurativa per il riconoscimento dei lavori di cura familiare, con particolare attenzione alla disabilità, come anticipo per l’età per la pensione di vecchiaia o per il calcolo dell’anzianità contributiva, come in tutti i paesi europei
  • prevedere esplicitamente una valutazione sull’impatto di genere delle norme che si vanno ad approvare e relativo monitoraggio a posteriori

 

Per la salute

  • dare piena attuazione alla legge n. 194 del 1978. Il diritto all’obiezione di coscienza non può impedire l’esercizio del diritto della donna alla scelta libera e consapevole dell’interruzione volontaria di gravidanza. Le strutture pubbliche devono garantire l’applicazione della legge, così come prevedono atti parlamentari approvati nei mesi scorsi
  • rimuovere gli ostacoli e i divieti che impediscono ancora oggi a migliaia di coppie di avere figli e di vedere tutelato il loro diritto alla salute e alla vita familiare, completando il percorso di revisione della legge n. 40
  • promuovere il riconoscimento a livello nazionale della medicina di genere, condizione imprescindibile per venire incontro alla necessità di nuovi paradigmi sperimentali che considerino il genere e le relative differenze biologiche. Tutela della salute delle donne in tutte le fasi della vita ed in particolare nel momento del parto.

Per una cultura rispettosa delle differenze

  • vogliamo dare applicazione alla convenzione di Istanbul e all’articolo 16 del ddl di riforma della scuola, introducendo l’educazione e la prospettiva di genere nelle attività e nei materiali didattici delle scuole del sistema nazionale di istruzione e nelle università
  • ci impegneremo per una comunicazione libera dagli stereotipi e basata sul rispetto del corpo, della dignità e del ruolo delle donne. Deve essere garantita la parità di accesso ai mezzi di comunicazione nelle campagne elettorali per le competizioni elettorali

 

Contro la violenza

  • dare seguito e applicazione alla Convenzione di Istanbul, rafforzando una strategia nazionale. Bisogna costruire la rete territoriale e superare la frammentarietà degli interventi: serve una risposta adeguata al fenomeno drammatico della violenza e del femminicidio, politiche strutturali e risorse maggiori e più certe per sostenere i centri antiviolenza
  • adeguare il piano nazionale antiviolenza attraverso un sempre maggiore coinvolgimento delle realtà associative, i centri antiviolenza e gli enti locali
  • rafforzamento delle politiche antitratta, risorse adeguate e riconoscimento delle buone pratiche

Per le migranti

  • servizi adeguati alle esigenze delle donne migranti e informazione per garantire un reale accesso ai servizi, in particolare sui temi della salute riproduttiva, attivando percorsi di intercultura e mediazione culturale. Sostegno e qualificazione per il lavoro delle donne immigrate, politiche per l’emersione del lavoro nero
  • Circa un terzo dei profughi che vengono in Europa sono donne e molte di queste hanno subito violenze sessuali nel loro Paese o durante la fuga: i centri di accoglienza debbono assisterle, con particolare riguardo per le donne incinte con bambini; adeguata considerazione dei motivi di richiesta di asilo specifici delle donne (stupri, matrimoni forzati, mutilazione degli organi genitali)

Per la democrazia paritaria

  • introdurre in tutte le leggi elettorali regionali norme che garantiscano un’effettiva parità di genere nei consigli e nelle giunte
  • norme che assicurino la piena partecipazione politica delle donne nella vita interna dei partiti in attuazione dell’articolo 49 della Costituzione

 

Naturalmente, ci sono altre proposte che ci stanno a cuore e che riguardano i diritti delle persone, a partire dalla rapida approvazione della legge sulle unioni civili.

Non si tratta di un elenco di obiettivi “di programma”, ma di una visione che implica una diversa concezione dello sviluppo, dei diritti delle persone e delle relazioni tra uomini e donne.

Intorno a questi temi vogliamo sviluppare iniziativa istituzionale, ma non solo: dobbiamo aprire una discussione tra uomini e donne nel Paese e costruire una mobilitazione che coinvolga forze sociali e civili. Vogliamo innovare lo spazio delle donne nel partito come strumento utile di partecipazione democratica alle scelte, di costruzione di una traiettoria e di un progetto comune, di una cultura politica.

Una cultura ed una organizzazione politica in grado, di fronte ai conflitti, al terrorismo che produce morte e paura, di fornire risposte forti per la pace, il dialogo tra le culture, il rispetto dei diritti umani delle donne nel mondo, per costruire un’Europa politica fondata sui valori della laicità, della solidarietà, della libertà. Ci impegneremo affinché il Partito Socialista Europeo assuma sempre di più il ruolo di attore politico globale, nel quale le donne possano essere protagoniste.

 

 

 

 

 

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