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Approvata la riforma della CostituzioneCostruiamo un Paese più semplice, trasparente ed efficiente
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Via libera dell’Aula del Senato al ddl delle riforme costituzionali. L’ok di Palazzo Madama arriva con 179 sì, 16 voti contrari e 7 astenuti. Il testo ora passa alla Camera per la quarta lettura.

“Oggi l’Italia scrive un altro pezzo di futuro. Non ci credevano in tanti, ma che bello vedere oggi i volti felici dei senatori che non hanno mai mollato. Le riforme rendono l’Italia più semplice e più forte. Noi ci siamo, con umiltà e coraggio. Avanti tutta Italia, senza paura”. Lo scrive il premier Matteo Renzi su Facebook.

“Il passaggio delle riforme di oggi è davvero la prova che quando il PD è unito non ce n’è per nessuno. Per i democratici è un ulteriore motivo di orgoglio essere arrivati all’appuntamento non in ordine sparso, ma compatti, certo discutendo e confrontandosi, ma insieme, come democratici, oltre le maggioranze e le minoranze. Un ringraziamento a tutti, dunque, per il lavoro svolto insieme e per quello che ci attende”. Così Lorenzo Guerini, vice segretario del Partito Democratico.

 

 

“Stiamo adattando i nostri valori costituzionali fondamentali a condizioni politiche e sociali nuove'”. Nel corso della sua dichiarazione di voto il capogruppo del PD al Senato, Luigi Zanda, cita le parole che John Rawls scrisse a proposito degli emendamenti alla Costituzione americana per il New Deal. Parole che, dice, valgono “oggi anche per noi che stiamo vivendo una importante stagione di riforme”. “In un’Italia descritta spesso come un Paese immobile, la riforma del bicameralismo – sostiene Zanda – è un cambiamento enorme destinato a rafforzare e, insieme, a rendere più semplice, più fluido il procedimento legislativo. In Aula abbiamo avuto contrasti anche duri, ma nessun senatore ha mai sostenuto il bicameralismo paritario”.

Il Senato per Zanda “avrebbe dovuto cambiare natura già 45 anni fa, assieme alla costituzione delle Regioni. Se il nuovo Senato fosse nato allora, nel 1970, avremmo evitato molte degenerazioni istituzionali”.

 

Per il presidente dei senatori del PD “la mancanza di una Camera di raccordo tra lo Stato e le Regioni ha frenato il processo di coesione nazionale e il superamento dei gravissimi squilibri territoriali in termini di sviluppo e di equità”.

 

“Il Senato – continua – avrà funzioni rilevanti. Voterà leggi costituzionali ed elettorali, eleggerà due giudici della Corte Costituzionale e concorrerà all’elezione del Presidente della Repubblica. Eserciterà funzioni di raccordo tra la legislazione statale e quella regionale e tra queste e quella europea. Valuterà le politiche pubbliche e verificherà l’attuazione delle leggi dello Stato. Tutte funzioni vitali per la nostra democrazia”. “Ma il nuovo Senato può costituire per l’Italia una grande opportunità e una grande occasione politica”, conclude Zanda.

 

“E’ compito di tutti prepararci a mettere concretamente in piedi il nuovo Senato, non stiamo semplicemnte chiudendo i conti con i tentativi frustrati, dobbiamo dare risposte a situazioni nuove e a esigenze stringenti, dobbiamo riformare arricchendola la nostra democrazia parlamentare e dare attenzione a tutte le preoccupazioni espresse in queste settimane sulla legge elettorale e gli equilibri istituzionali”.

 

E’ l’auspicio espresso da Giorgio Napolitano, nell’Aula del Senato, mentre annucia il suo voto favorevole al ddl Boschi. L’ex Capo dello Stato ha ammesso che “la riforma non è certamente perfetta” ma “l’alternativa era restare inchiodati a tutte le distorsioni e storture, se penso alle tante occasioni perdute ne colgo la causa in una defaticante ricerca del perfetto o meno imperfetto”.

 

Secondo Napolitano la ragione di fondo di tutti i tentativi falliti fino a oggi “è stato il fatale riprodursi di un insormontabile sospetto e allarme tra gli schieramenti” e invece “il tempo della maturità per la democrazia dell’alternanza, del reciproco riconsocimento, rispetto e ascolto, del confrontarsi con dignità è un’esigenza che rimane e si è fatta più scottante. Quella maturità è la prova a cui nessuna forza politica può più sottrarsi”, ha concluso, ricorcando come già nel suo primo discorso di investitura al Colle nel 2006 aveva espresso questo auspicio”.

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