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Alitalia, Poletti lancia l’allarme: “Ora sono a rischio ventimila posti di lavoro”
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«Mi dispiace molto, avevamo fatto tutti un lavoro importanteper rimettere in pista Alitalia. Avevamo chiesto che il peso non ricadesse solo sui lavoratori: nell`ultima versione del piano i due terzi dei costi da ridurre non avrebbero coinvolto il lavoro. Gli esuberi erano stati ridotti, così come le esternalizzazioni: tutte richieste avanzate dagli stessi sindacati. Avremmo avuto maggiori risorse fresche per 900 milioni grazie all`impegno dei soci. Ora invece si apre l`orizzonte incerto dell`amministrazione straordinaria».

 

Eppure, ministro Poletti, i sindacati, a cominciare da Susanna Camusso, chiedono che si riapra il tavolo, che si presenti un nuovo piano industriale con il coinvolgimento di governo, banche e Cassa depositi e prestiti. Cosa ne pensa?
«Alitalia è una azienda privata e dopo la bocciatura del piano gli azionisti hanno dichiarato che l`ipotesi di ricapitalizzazione non è più realizzabile. Il no ha tolto a tutti uno strumento fondamentale».

 

Come si spiega quel no?
«Probabilmente, da una parte si è voluto esprimere la rabbia, la delusione profonda verso la compagnia per tutte le promesse mancate in passato. Dall`altra, qualcuno ha forse pensato che lo Stato sarebbe comunque intervenuto».

 

Avevate chiarito bene ai lavoratori che non esisteva l`ipotesi-nazionalizzazione?
«Certamente, in tutte le maniere. La cosa che ora dispiace è che questa scelta dei lavoratori rischia di danneggiarli di più, non di meno».

 

Il governo ha detto che a questo punto il suo obiettivo è quello di ridurre al minimo i costi per cittadini e viaggiatori. Si parla di un miliardo: 300 milioni di prestito e 700 di ammortizzatori. È così?
«Dobbiamo innanzi tutto mettere in conto i costi della cassa integrazione che la amministrazione straordinaria potrà richiedere secondola legge. Sarà il commissario a decidere quanti dipendenti vi andranno e per quanto tempo. E poi si dovrà provvedere in tempi rapidi ad un prestito ponte che assicuri almeno per sei mesi la liquidità necessaria all`Alitalia per operare. Tra ammortizzatori e prestito, sia pure a titolo oneroso per non incorrere nelle obiezioni Ue di aiuto di Stato, credo che si arrivi effettivamente intorno a un miliardo».

 

Con l`arrivo del commissario, appaiono tre le vie d`uscita: ristrutturazione (come nel caso Parmalat), vendita a terzi o fallimento. Quale delle tre ritiene oggi più probabile?
«È inopportuna oggi una valutazione del genere, starà al commissario straordinario giudicare lo stato della compagnia e fare le sue proposte. Certo, ritengo molto difficile che Alitalia possa ristrutturarsi da sola. Il caso Parmalat era molto diverso, c`erano margini perché l`azienda proseguisse con le proprie gambe. Oggi ritengo che per garantire la continuità e scongiurare la liquidazione, si debba ricorrere allavendita della compagnia».

 

Non sembrano esserci però possibili acquirenti alla finestra. Sidice che potrebbero presentarsi solo dopo un radicale ridimensionamento della compagnia. Qual è la sua opinione?
«Per le soluzioni future la legge prevede precise procedure che i commissari dovranno attivare. A quel punto si vedrà».

 

Veniamo ai viaggiatori: oggi rischia secondo lei chi prenota un volo Alitalia?
«Al momento esistono le condizioni per il mantenimento della piena operatività della compagnia. Se questa proseguirà con l`amministrazione straordinaria, i viaggiatori Alitalia continueranno ad essere tutelati».

 

A rischiare, oltre ai 12.500 dipendenti della compagnia, ci sono ottomila lavoratori dell`indotto. Non pensa che, considerando fornitori, banche e aeroporti, possa scoppiare una crisi industriale e sociale di proporzioni ampiamente eccedenti il perimetro Alitalia?

«Il rischio c`è. Si apre una fase di incertezza e di sacrifici. Proprio per questo dobbiamo mantenere tutti i nervi saldi e lavorare con accuratezza per assicurare che la transizione avvenga con i minori costi possibili».

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